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SUMMARY:CHIACCHIERATA TRANSFEMMINISTA - VERSO LOTTO MARZO
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DESCRIPTION:Troviamoci per confrontarci e parlare di cultura dello stupro\,
	 di\netero-cis-patriarcato\, di come ci mette a rischio. Vorremmo parlare 
	di come\npossiamo reagire quotidianamente\, personalmente\, senza delegare
	 ad istituzioni\nche fanno parte dello stesso sistema oppressivo che si es
	prime nella violenza di\ngenere.\nLa chiacchierata si terrà all'aperto per
	 permettere la partecipazione mantenendo\nle distanze necessarie.\n\n\nCUL
	TURA DELLO STUPRO\, VIOLENZA E COME POSSIAMO USCIRNE\n\nOgmi donna\, perso
	na trans e LGBTQI+ ha vissuto sulla propria pelle la cultura\ndello stupro
	 con cui si manifesta il sistema di potere che chiamiamo patriarcato\n(o e
	tero-cis-patriarcato) e come agisce nel quotidiano: fischi\, scherni\,\nin
	sulti\, palpate. Le aggressioni\, le botte\, gli stupri. La morte\, per\nf
	emminicidio o per suicidio in seguito alla diffusione di video intimi senz
	a\nconsenso o a violenze fisiche. Anche qui è capitato: nel 2017 Lydia\, u
	na giovane\nragazza trans si è tolta la vita in seguito ad una violenza se
	ssuale in un parco\ncittadino.\n\nLe telecamere c’erano\, ma non è cambiat
	o nulla. L’aggressore è stato condannato\,\nma ha davvero capito ciò che h
	a fatto?\n\nIl patriarcato è quello che ci ha insegnato a rassegnarci e se
	ntirci vittime\nimpotenti\, a mimetizzarci e nasconderci\, a non frequenta
	re la città buia\, a non\nbere troppo. \n\nAndiamo in bagno in branco e ca
	mminiamo veloci fingendo di telefonare. Impariamo\na rispondere “sono fida
	nzata” ad una avance insistente invece di rispondere\n“vattene affanculo”\
	, come se ciò che ci legittima a rifiutare quella proposta\nfosse solo che
	 siamo già di qualcuno. Impariamo a cercare protezione nella\nfamiglia\, q
	uesta istituzione onnipresente che costituisce proprio la dimensione\nmini
	ma e necessaria del patriarcato. \n\nInfatti non per caso è proprio in fam
	iglia che avvengono la maggior parte degli\nabusi\, quando ci prendiamo tr
	oppe libertà o facciamo coming out. Troppo spesso è\nil partner che ci men
	a e ci violenta\, ci manipola\, ci priva della nostra\nindipendenza e se p
	roviamo a lasciarlo è anche peggio. Non è difficile\nritrovarsi in una quo
	tidianità fatta di abuso in cui diventa normale essere\nsminuite\, picchia
	te\, minacciate e chiuse a chiave in casa\, fino a doversi calare\ndal bal
	cone per andare a lavoro spaccandosi i talloni\, come è successo proprio\n
	qui ad Asti ad una donna che ha subito per anni violenze da parte del part
	ner. \n\nIl patriarcato è quando denunciamo\, quando ci facciamo refertare
	 in pronto\nsoccorso\, e impariamo poi che non esiste misura cautelare in 
	grado di\nproteggerci\, e quando infine dobbiamo andare in tribunale ci tr
	oviamo non a\ntestimoniare le violenze subite\, ma a dover difendere la no
	stra condotta.\n\nSì siamo sopravvissute\, ma come eravamo vestite?\n\nAbb
	iamo bevuto? Lo abbiamo invitato a casa? Lo abbiamo provocato? Abbiamo for
	se\ncausato quel raptus in qualche modo? Forse era solo folle d’amore. Lo 
	abbiamo\ntradito o volevamo lasciarlo? Una narrazione tossica in cui i med
	ia sguazzano\nsenza ritegno.\n\nCi insegnano ad affidarci alle forze dell’
	ordine. Quando però sono i carabinieri\na violentare\, in tribunale le vit
	time si sentono chiedere se provano una segreta\nattrazione per gli uomini
	 in divisa e se indossavano le mutande.\n\nAd Asti solo nel 2019 ci sono s
	tati più di 160 accessi di donne al pronto\nsoccorso per violenza domestic
	a. I numeri sono in crescita ma sappiamo che è\nsolo la punta dell’iceberg
	\, perché prima di arrivare al pronto soccorso sono\ndecine e decine gli e
	pisodi che vengono nascosti. Durante il 2020 la pandemia\nnon ha cambiato 
	nulla nella sostanza: pur in un anno così anomalo più di 60\ndonne hanno d
	ovuto rivolgersi al pronto soccorso. Nonostante il calo drastico\ndegli om
	icidi in generale\, le donne vittima di femminicidio sono passate dal 30%\
	nal 60% del totale\, 15 solo in piemonte. Contemporaneamente perdiamo indi
	pendenza\neconomica ad un ritmo vertiginoso: di 101 mila posti di lavoro p
	ersi nell’ultimo\nanno\, 99 mila erano lavoratrici donne.\n\nNon ci servon
	o a niente strade piene di lampioni\, telecamere e divise\, perché la\ncau
	sa di tutta questa violenza non è nel buio dei marciapiedi e nella carenza
	 di\nforze dell’ordine\, è in un sistema che ci definisce come proprietà d
	i altri\,\nlavoro domestico e corpi gratis a disposizione di un sistema di
	 potere\npatriarcale. \n\nPer questo non vogliamo che della nostra sicurez
	za si prenda cura lo stato\, con\nil suo apparato di forze dell’ordine\, g
	alere e confini\, dispositivi schierati\ncontro le nostre libertà.\n\nNel 
	nostro quotidiano possiamo smettere di lasciarci definire solo come vittim
	e\ne agire. Possiamo partire dal riconoscimento degli abusi e delle forme 
	in cui la\nviolenza si manifesta ben prima di diventare eclatante\, dalla 
	creazione di reti\nsolidali\, centri di ascolto\, possiamo sperimentare pr
	atiche collettive e\nindividuali di resistenza a queste dinamiche. \n\nVog
	liamo essere libere\, liberi e liberu e abbiamo ormai imparato che l’unica
	 via\ndi fuga da questo sistema è nelle nostre mani. Per la nostra sicurez
	za dobbiamo\ndistruggere la cultura dello stupro e il patriarcato.\n\nIn q
	uesta chiacchierata vorremmo partire da regole condivise da tuttx sullo\ns
	pazio di parola\, per cercare di autogestirci nel modo più inclusivo possi
	bile.\nQueste sono le nostre proposte\, se ne avete altre comunicatecele 🙂
	\n\nNe discuteremo brevemente prima di iniziare per assicurarci che siano 
	condivise\ne rispettose di tutte le persone che parteciperanno:\n\n♡ Nel r
	ispetto di tutte le individualità\, non diamo per scontato il genere e il\
	npronome da assegnare alle altre persone\n\n♡ Cerchiamo di gestire i tempi
	 nel rispetto di tuttx soprattutto se siamo in\ntantə.\n\n♡ Cerchiamo di n
	on interrompere e non parlarci addosso.\n\n♡ Tuttx devono poter parlare se
	 lo desiderano\, ci sarà quindi una moderatrice\nche darà parola a chi la 
	chiede.\n\n♡ Ricordiamo che questa è una chiacchierata inclusiva.\n\n♡ Toc
	cheremo certamente argomenti che ci accendono\, ma cerchiamo di non dirige
	re\nrabbia e indignazione verso lx altrx partecipanti alla chiacchierata.\
	n\nAperto a persone di ogni genere\, orientamento\, età\, forma e colore. 
	\n\nRicordiamo che L.A. Miccia è un collettivo libero\, antifascista e\ntr
	ansfemminista: fasc\, mach\, bull\, omofob\, transfobic e razzist non sono
	\nbenvenut*.
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	ltura dello stupro, di etero-cis-patriarcato, di come ci mette a rischio. 
	Vorremmo parlare di come possiamo reagire quotidianamente, personalmente, 
	senza delegare ad istituzioni che fanno parte dello stesso sistema oppress
	ivo che si esprime nella violenza di genere.<br>La chiacchierata si terrà 
	all'aperto per permettere la partecipazione mantenendo le distanze necessa
	rie.<br></p><p>CULTURA DELLO STUPRO, VIOLENZA E COME POSSIAMO USCIRNE</p><
	p>Ogmi donna, persona trans e LGBTQI+ ha vissuto sulla propria pelle la cu
	ltura dello stupro con cui si manifesta il sistema di potere che chiamiamo
	 patriarcato (o etero-cis-patriarcato) e come agisce nel quotidiano: fisch
	i, scherni, insulti, palpate. Le aggressioni, le botte, gli stupri. La mor
	te, per femminicidio o per suicidio in seguito alla diffusione di video in
	timi senza consenso o a violenze fisiche. Anche qui è capitato: nel 2017 L
	ydia, una giovane ragazza trans si è tolta la vita in seguito ad una viole
	nza sessuale in un parco cittadino.</p><p>Le telecamere c’erano, ma non è 
	cambiato nulla. L’aggressore è stato condannato, ma ha davvero capito ciò 
	che ha fatto?</p><p>Il patriarcato è quello che ci ha insegnato a rassegna
	rci e sentirci vittime impotenti, a mimetizzarci e nasconderci, a non freq
	uentare la città buia, a non bere troppo.&nbsp;</p><p>Andiamo in bagno in 
	branco e camminiamo veloci fingendo di telefonare. Impariamo a rispondere 
	“sono fidanzata” ad una avance insistente invece di rispondere “vattene af
	fanculo”, come se ciò che ci legittima a rifiutare quella proposta fosse s
	olo che siamo già di qualcuno. Impariamo a cercare protezione nella famigl
	ia, questa istituzione onnipresente che costituisce proprio la dimensione 
	minima e necessaria del patriarcato.&nbsp;</p><p>Infatti non per caso è pr
	oprio in famiglia che avvengono la maggior parte degli abusi, quando ci pr
	endiamo troppe libertà o facciamo coming out. Troppo spesso è il partner c
	he ci mena e ci violenta, ci manipola, ci priva della nostra indipendenza 
	e se proviamo a lasciarlo è anche peggio. Non è difficile ritrovarsi in un
	a quotidianità fatta di abuso in cui diventa normale essere sminuite, picc
	hiate, minacciate e chiuse a chiave in casa, fino a doversi calare dal bal
	cone per andare a lavoro spaccandosi i talloni, come è successo proprio qu
	i ad Asti ad una donna che ha subito per anni violenze da parte del partne
	r.&nbsp;</p><p>Il patriarcato è quando denunciamo, quando ci facciamo refe
	rtare in pronto soccorso, e impariamo poi che non esiste misura cautelare 
	in grado di proteggerci, e quando infine dobbiamo andare in tribunale ci t
	roviamo non a testimoniare le violenze subite, ma a dover difendere la nos
	tra condotta.</p><p>Sì siamo sopravvissute, ma come eravamo vestite?</p><p
	>Abbiamo bevuto? Lo abbiamo invitato a casa? Lo abbiamo provocato? Abbiamo
	 forse causato quel raptus in qualche modo? Forse era solo folle d’amore. 
	Lo abbiamo tradito o volevamo lasciarlo? Una narrazione tossica in cui i m
	edia sguazzano senza ritegno.</p><p>Ci insegnano ad affidarci alle forze d
	ell’ordine. Quando però sono i carabinieri a violentare, in tribunale le v
	ittime si sentono chiedere se provano una segreta attrazione per gli uomin
	i in divisa e se indossavano le mutande.</p><p>Ad Asti solo nel 2019 ci so
	no stati più di 160 accessi di donne al pronto soccorso per violenza domes
	tica. I numeri sono in crescita ma sappiamo che è solo la punta dell’icebe
	rg, perché prima di arrivare al pronto soccorso sono decine e decine gli e
	pisodi che vengono nascosti. Durante il 2020 la pandemia non ha cambiato n
	ulla nella sostanza: pur in un anno così anomalo più di 60 donne hanno dov
	uto rivolgersi al pronto soccorso. Nonostante il calo drastico degli omici
	di in generale, le donne vittima di femminicidio sono passate dal 30% al 6
	0% del totale, 15 solo in piemonte. Contemporaneamente perdiamo indipenden
	za economica ad un ritmo vertiginoso: di 101 mila posti di lavoro persi ne
	ll’ultimo anno, 99 mila erano lavoratrici donne.</p><p>Non ci servono a ni
	ente strade piene di lampioni, telecamere e divise, perché la causa di tut
	ta questa violenza non è nel buio dei marciapiedi e nella carenza di forze
	 dell’ordine, è in un sistema che ci definisce come proprietà di altri, la
	voro domestico e corpi gratis a disposizione di un sistema di potere patri
	arcale.&nbsp;</p><p>Per questo non vogliamo che della nostra sicurezza si 
	prenda cura lo stato, con il suo apparato di forze dell’ordine, galere e c
	onfini, dispositivi schierati contro le nostre libertà.</p><p>Nel nostro q
	uotidiano possiamo smettere di lasciarci definire solo come vittime e agir
	e. Possiamo partire dal riconoscimento degli abusi e delle forme in cui la
	 violenza si manifesta ben prima di diventare eclatante, dalla creazione d
	i reti solidali, centri di ascolto, possiamo sperimentare pratiche collett
	ive e individuali di resistenza a queste dinamiche.&nbsp;</p><p>Vogliamo e
	ssere libere, liberi e liberu e abbiamo ormai imparato che l’unica via di 
	fuga da questo sistema è nelle nostre mani. Per la nostra sicurezza dobbia
	mo distruggere la cultura dello stupro e il patriarcato.</p><p>In questa c
	hiacchierata vorremmo partire da regole condivise da tuttx sullo spazio di
	 parola, per cercare di autogestirci nel modo più inclusivo possibile. Que
	ste sono le nostre proposte, se ne avete altre comunicatecele 🙂</p><p>Ne d
	iscuteremo brevemente prima di iniziare per assicurarci che siano condivis
	e e rispettose di tutte le persone che parteciperanno:</p><p>♡ Nel rispett
	o di tutte le individualità, non diamo per scontato il genere e il pronome
	 da assegnare alle altre persone</p><p>♡ Cerchiamo di gestire i tempi nel 
	rispetto di tuttx soprattutto se siamo in tantə.</p><p>♡ Cerchiamo di non 
	interrompere e non parlarci addosso.</p><p>♡ Tuttx devono poter parlare se
	 lo desiderano, ci sarà quindi una moderatrice che darà parola a chi la ch
	iede.</p><p>♡ Ricordiamo che questa è una chiacchierata inclusiva.</p><p>♡
	 Toccheremo certamente argomenti che ci accendono, ma cerchiamo di non dir
	igere rabbia e indignazione verso lx altrx partecipanti alla chiacchierata
	.</p><p>Aperto a persone di ogni genere, orientamento, età, forma e colore
	.&nbsp;</p><p><strong>Ricordiamo che L.A. Miccia è un collettivo libero, a
	ntifascista e transfemminista: fasc, mach, bull, omofob, transfobic e razz
	ist non sono benvenut*.</strong></p>
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