BEGIN:VCALENDAR
VERSION:2.0
CALSCALE:GREGORIAN
PRODID:adamgibbons/ics
METHOD:PUBLISH
X-PUBLISHED-TTL:PT1H
BEGIN:VEVENT
UID:7526@gancio.cisti.org
SUMMARY:È uscito disfare n. 6. POLVERIERA TOTALE.
DTSTAMP:20261105T181155Z
DTSTART:20261104T230000Z
DTEND:20261111T225500Z
DESCRIPTION:È USCITO IL SESTO NUMERO DI “DISFARE – PER LA LOTTA CONTRO IL M
	ONDO GUERRA”\,\nDELL'AUTUNNO 2026: POLVERIERA TOTALE.\n\n\n\nPer richieder
	e copie / To request copies / pour demander des exemplaires:\ndisfare@esil
	iati.org\n\nIl ricavato sarà devoluto per le spese processuali dei prigion
	ieri palestinesi\nin Italia.\n\n80 pagine\, 4 euro a copia\, 3 euro per i 
	distributori (dalle 3 copie in su)\n\n80 pages\, 4 euros per copy\, 3 euro
	s for distributors (from 3 copies upwards)\n\n80 pages\, 4 euros par exemp
	laire\, 3 euros pour les distributeurs (à partir de 3\nexemplaires)\n\n\n\
	nEDITORIALE\n\nFratture nella società in guerra\n\nQuesto numero di disfar
	e va in stampa mentre le fiamme della rivolta giovanile –\nche da settiman
	e invadono le strade francesi e albanesi (Nulla da chiedere\, p.\n64) – ra
	ggiungono le città italiane. Piazze "spiazzanti" dove\, tra i giovani\,\ns
	piccano giovanissimi di seconda e terza generazione\, spesso provenienti d
	alle\nperiferie delle poche metropoli del Belpaese\, spesso originari di q
	uei luoghi\ngrazie al cui sfruttamento è stata garantita la prosperità del
	l’Occidente.    \n\nEvitiamo analisi a caldo di queste piazze: da inguarib
	ili romantici e tifosi\ndella rivolta mostreremmo scarsa lucidità. Dopo le
	 sommosse che hanno infiammato\nla gioventù nel 2025 (vedi “Giovani cuori 
	ardenti”\, disfare n. 3)\, è senz’altro\npresto per collocare quelle attua
	li in continuità con il medesimo ciclo di\nrivolte. Ci sono però buone rag
	ioni per rilevare\, tra le cause della rabbia\nesplosa a Milano\, Bologna\
	, Torino\, il rifiuto di un futuro da arruolati\, per la\nguerra e dalle p
	olizie. Se gli slogan contro la guerra erano onnipresenti\, in\ndiverse ci
	ttà i nomi di Ramy\, Fakir e Carlo echeggiavano nelle pause degli\nscontri
	. Buona parte di chi è sceso in piazza nelle giornate d’ottobre è nata\,\n
	approssimativamente\, attorno alla crisi del 2008\, ha vissuto il distanzi
	amento\nsociale e i confinamenti da Covid\, ha assistito in diretta stream
	ing al\ngenocidio in Palestina e al conflitto in Ucraina\; con buona proba
	bilità ha\npartecipato all’autunno palestinese e ai blocchi dei flussi del
	la logistica e si\nsta abbeverando dei moti francesi\, albanesi\, indiani 
	e brasiliani dalle dirette\nTik Tok e Instagram. In questo orizzonte\, il 
	saccheggio delle merci è un atto di\nriappropriazione immediata che\, dist
	ruggendo il valore di scambio\, spoglia la\nmerce della sua sacralità e co
	stringe il sistema a mostrare le armi che la\ndifendono.\n\nCe n’è abbasta
	nza per intravedere delle fratture nel mondo-guerra. Si tratta di\nfrattur
	e diffuse e ambivalenti: nella Spagna che si prepara allo sciopero\ngenera
	le dell’11 novembre (a più di dieci anni di distanza dall’ultimo) le\npola
	rizzazioni interne alla questione sociale si sono esplicitate nell’arco di
	\npochi mesi\, perché l’attuale occupazione delle piazze contro la piaga d
	egli\nsfratti (p. 67) era stata preceduta\, nel segno opposto\, dalla mobi
	litazione\nreazionaria successiva ai fatti di Ceuta (Ceuta indica il futur
	o\, p. 40) coi\nsuoi prodromi di pogrom razziali. Ai tipici venti nazional
	isti che accompagnano\nogni guerra – compresa quella tra poveri –\, si agg
	iunge il venir meno delle\nforme di protezione predisposte dallo Stato\, o
	ssia le «condizioni nelle quali\nl’esistenza dei più integrati poteva svol
	gersi». La combinazione tra la\nprecarietà materiale\, l’esposizione indiv
	iduale all’arbitrio e l’eclissi di ogni\nprincipio comune genera una scomp
	osizione orizzontale della violenza dentro il\ncorpo sociale\, in cui il d
	ispositivo securitario intercetta l’esperienza dello\nsradicamento per ori
	entarla verso l’identificazione e la neutralizzazione di\nqualcuno contro 
	cui dirigere la propria paura e impotenza («Arrestalo!» e\n«Sparagli!»\, p
	. 12).\n\nÈ in questo humus che agiscono le regie esterne che\, tramite le
	 piattaforme\ndigitali\, hanno prodotto i moti razziali di Belfast e Middl
	esborough: l’innesco\noperato dall’alto infatti funziona solo se riesce ad
	 agganciarsi a un malessere\nsociale reale\, razzializzandolo e deviandolo
	 verso una guerra orizzontale tra\nsradicati (Gli espropri di Milano\, i r
	iot di Belfast\, la guerra ibrida\, p. 43).\nNella misura in cui la realtà
	 e la sua osservazione sono ormai mediate e\ncannibalizzate dagli algoritm
	i informatici\, i rimproveri di sinistra all’IA\n(rispetto ad un supposto 
	tradimento dell’orizzontalità della rete e del\n“villaggio globale” o alla
	 possibile esplosione di una sua bolla economica)\nvanno criticati quanto 
	l’intelligenza artificiale stessa\, giacché questa si\nfonda proprio sullo
	 sfruttamento dell’umano e contemporaneamente influenza la\nriorganizzazio
	ne accelerata del lavoro e dell’umano stesso (Il Martello di Enoch\ncontro
	 l’IA\, p. 7). Le medesime piattaforme\, poi\, sono suscettibili di essere
	\nspente ad uso e consumo della controinsurrezione\, come mostrano lo shut
	down\ndigitale\, dal Marocco alla Tanzania (Al buio?\, p. 59)\, e l’attacc
	o\namministrativo dell’agosto 2026 contro Autistici/Inventati 1.\n\nL’util
	izzo sempre più diffuso di strumenti amministrativi di repressione del\ndi
	ssenso\, come è il caso\, in Italia\, dell’irrogazione di multe per\nmanif
	estazioni non autorizzate\, così come per i picchetti e i cori sediziosi\,
	 o\nl’applicazione di DASPO urbani – solo per citare alcuni esempi – ci pa
	rlano\ndella necessità\, da parte dello Stato\, dell’anticipazione della s
	oglia di\npunibilità\, tipica del diritto penale del nemico\, ma che appli
	cata nel diritto\namministrativo viene spogliata delle finzioni formali ch
	e nel diritto penale\ndevono essere conservate. Siamo di fronte a un dirit
	to amministrativo applicato\nal nemico\, una repressione apparentemente pi
	ù soft\, ma più perniciosa\, perché da\nuna parte attacca direttamente il 
	reddito in un momento di crisi e dall’altra\ndisarticola una possibile pre
	sa in carico collettiva\, producendo la\nscomposizione del fronte dei nemi
	ci\, esattamente come si fa in guerra. È in\nquesta strategia di frammenta
	zione che l’autorità aggredisce\, fra le altre\, le\npratiche di blocco: v
	ale a dire quelle interruzioni fisiche dei flussi di\nguerra\, da cui l’ap
	parato è particolarmente spaventato perché producono\nriappropriazione deg
	li spazi – per i suoi nemici – e perdita economica immediata\n– per i suoi
	 gestori.\n\nLa nuvola e il cloud rivelano una materialità violenta e perv
	asiva\, e innervano\nuna infrastruttura tanto rapace quanto fragile\, come
	 evidenziato dalla\ncyber-crisi globale legata ai bug di PHP e dai sabotag
	gi delle fabbriche di\nsuperconduttori in Germania e Francia (Bagliori\, p
	. 62). Più che la suggestione\nestetica di una fusione e confusione tra uo
	mo e macchina\, come nei film di\nCronenberg\, il processo reale descrive 
	un’operazione coloniale: l’umanità viene\ncatturata e violentemente inghio
	ttita\, subendo una mutilazione che la costringe\na esistere unicamente co
	me risorsa. È l’Umanità ad essere dentro la Macchina\, ma\nproprio questa 
	condizione svela la fragilità del sistema tecno-industriale colto\nnella s
	ua componente vitale e materiale. La conflittualità può eccedere la\ncriti
	ca all’IA dal punto di vista teorico e corroborare una critica più ampia\n
	del capitalismo che metta le basi per (ri)costruire una tessitura comune\n
	dell’esistenza\, ormai sradicata. L’espansione stessa della mega macchina\
	,\nesigendo un tributo di risorse materiali (terreno\, acqua\, umani)\, ne
	 accresce\nparallelamente la vulnerabilità\, convertendola in polveriera t
	otale. La potenza\nche sprigiona accresce continuamente se stessa\, divora
	ndo lo stesso mondo che\npretende di dominare\, a meno che non incontri un
	 limite esterno: la ribellione\ndi chi preferisce la libertà alla potenza.
	 Ecco perché l’opposizione ai data\ncenter – in Lombardia\, Piemonte\, Pug
	lia\, Sardegna\, Trentino\, Svizzera e Romania\n– non è solo una «lotta te
	rritoriale» al fianco di tante altre (Mente locale –\nparte 3\, p. 16).\n\
	nGuardare all’IA come un oggetto che colonizza la terra e le sue risorse\n
	sottraendocele\, come uno strumento per la letalità automatizzata\, la\npr
	ofilazione comportamentale e la regolazione sociale rimette al centro\nl’i
	rriducibilità qualitativa dell’umano e del vivente. E quando diventano chi
	ari\ni nessi fra lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e i bisogni mat
	eriali\ndelle sue roccaforti\, i data center\, allora le lotte possono dif
	fondersi e\ndiventare disruptive. È quanto sta succedendo in Francia – dov
	e gli studenti\ncontestano la piattaforma universitaria Parcoursup –\, in 
	Uruguay\, in Cile\, nei\nPaesi Bassi e in Irlanda. Questi moti possono rim
	ettere all’ordine del giorno\nstorie e fantasmi – come quello di Ned ludd 
	(Il mistero del luddismo\, p. 74) –\nche meritano di essere (ri)conosciuti
	\, e pratiche – come il sabotaggio – che non\nhanno mai smesso di restare 
	al fianco degli oppressi (Fuoco all’industria\nbellica dell’IA\, p. 38\; F
	ino in fondo\, p. 52\; Darsi da fare\, p. 53).\n\nIl materiale comburente 
	di certo non manca\, ma non sono poche nemmeno le\ndifficoltà che impedisc
	ono all’incendio di divampare\, a partire dal modo in cui\nle lotte a volt
	e si sviluppano – il tam tam sui social – fino ad arrivare alla\nferoce mo
	bilitazione statale contro i nemici interni. Sono lì a dimostrarlo il\nnuo
	vo pacchetto sicurezza per i giovani delle periferie\, contro i quali vien
	e\nschierato un significativo apparato mediatico\, normativo e repressivo\
	, l’accusa\ndi terrorismo contro il presunto ideatore di chat legate al mo
	vimento 17\nottobre\, le prime condanne per terrorismo contro Palestine Ac
	tion e il movimento\nanti-ICE (L’impero colpisce ancora\, p. 48)\, e l’ins
	erimento da parte degli\nU.S.A. di Autistici/Inventati\, Masar Badil e Pal
	estine Action nella lista delle\norganizzazione terroristiche. Tornando in
	 Italia\, non sono affatto risibili\nl’utilizzo sempre più diffuso del “te
	rrorismo della parola” per colpire sia i\npalestinesi che gli anarchici o 
	le incarcerazioni nei circuiti di Alta Sicurezza\ndei colpevoli di Palesti
	na (Colpevoli di Palestina\, p. 32).\n\nOccorre interrogarsi sulle nostre 
	forze\, «forti dei nostri ideali\, [...] con\nl’elasticità tattica e il se
	nso delle situazioni per verificare la nostra reale\nconsistenza\, raccogl
	iendo le nostre energie senza disperderle» (Mettere il dito\ntra conflitto
	 bellico e guerra economica\, p. 68). La risposta all’assolutismo\ndei flu
	ssi risiede nella fondazione di spazi di indisponibilità e di ostacolo\nma
	teriale. Contro una guerra sempre più capace di vedere\, classificare e\np
	revedere\, possono diventare decisive le relazioni che sfuggono alla\nrapp
	resentazione\, come in Romania\, sul confine militarizzato dove la caccia 
	ai\ndisertori ucraini è regolata dal tracciamento biometrico: un dispositi
	vo con cui\nanche l’UE ha formalmente subordinato l’accoglienza umanitaria
	 ai requisiti del\nreclutamento forzato (All’ombra della radura\, p. 54). 
	È per scardinare questa\npresa totalitaria che occorre prendere spunto dal
	la crescente opposizione alla\ndiffusione massiva dei datacenter attravers
	o il sabotaggio\, che come un jujitsu\nproletario è capace di colpire i pu
	nti sensibili del nemico (Message in a\nbattle\, p. 71).\n\nDel resto\, le
	 azioni luddiste\, lungi dall’essere un relitto nostalgico\,\nassomigliano
	 ancora oggi ad «una campagna costante e crescente di pressione\nclandesti
	na contro lo strapotere di alcuni nuovi industriali» (p. 75)\, una sorta\n
	di difesa collettiva capace di inceppare la macchina e tenere aperte doman
	de\nfondamentali sul senso profondo dello stare al mondo.\n\n28 ottobre 20
	26\n\n\n\n 1. Si vedano in questo senso anche i recenti tentativi di crear
	e panico morale\n    contro immigrati e “maranza” diffondendo immagini e n
	otizie create con l’IA\n    concernenti violenze accadute o imminenti (in 
	più province sono girate\n    notizie sul rischio di stupro per le student
	esse nelle scuole)\, ma anche con\n    l’attività dei “fascio-influencer” 
	quali vigilanti in streaming.\n    \n    
URL:https://gancio.cisti.org/event/e-uscito-disfare-n-6-polveriera-totale
LOCATION:disfare@esiliati.org - disfare@esiliati.org
STATUS:CONFIRMED
CATEGORIES:
X-ALT-DESC;FMTTYPE=text/html:<h3></h3><h3>È uscito il sesto numero di “disf
	are – per la lotta contro il mondo guerra”, dell'autunno 2026: POLVERIERA 
	TOTALE.</h3><p></p><p>Per richiedere copie / To request copies / pour dema
	nder des exemplaires: disfare@esiliati.org</p><p><em>Il ricavato sarà devo
	luto per le spese processuali dei prigionieri palestinesi in Italia.</em><
	/p><p>80 pagine, 4 euro a copia, 3 euro per i distributori (dalle 3 copie 
	in su)</p><p>80 pages, 4 euros per copy, 3 euros for distributors (from 3 
	copies upwards)</p><p>80 pages, 4 euros par exemplaire, 3 euros pour les d
	istributeurs (à partir de 3 exemplaires)</p><p></p><p>EDITORIALE</p><p><st
	rong>Fratture nella società in guerra</strong></p><p>Questo numero di disf
	are va in stampa mentre le fiamme della rivolta giovanile – che da settima
	ne invadono le strade francesi e albanesi (Nulla da chiedere, p. 64) – rag
	giungono le città italiane. Piazze "spiazzanti" dove, tra i giovani, spicc
	ano giovanissimi di seconda e terza generazione, spesso provenienti dalle 
	periferie delle poche metropoli del Belpaese, spesso originari di quei luo
	ghi grazie al cui sfruttamento è stata garantita la prosperità dell’Occide
	nte.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p><p>Evitiamo analisi a caldo di queste piaz
	ze: da inguaribili romantici e tifosi della rivolta mostreremmo scarsa luc
	idità. Dopo le sommosse che hanno infiammato la gioventù nel 2025 (vedi “G
	iovani cuori ardenti”, disfare n. 3), è senz’altro presto per collocare qu
	elle attuali in continuità con il medesimo ciclo di rivolte. Ci sono però 
	buone ragioni per rilevare, tra le cause della rabbia esplosa a Milano, Bo
	logna, Torino, il rifiuto di un futuro da arruolati, per la guerra e dalle
	 polizie. Se gli slogan contro la guerra erano onnipresenti, in diverse ci
	ttà&nbsp;i nomi di Ramy, Fakir e Carlo echeggiavano nelle pause degli scon
	tri. Buona parte di chi è sceso in piazza nelle giornate d’ottobre è nata,
	 approssimativamente, attorno alla crisi del 2008, ha vissuto il distanzia
	mento sociale e i confinamenti da Covid, ha assistito in diretta streaming
	 al genocidio in Palestina e al conflitto in Ucraina; con buona probabilit
	à ha partecipato all’autunno palestinese e ai blocchi dei flussi della log
	istica e si sta abbeverando dei moti francesi, albanesi, indiani e brasili
	ani dalle dirette Tik Tok e Instagram. In questo orizzonte, il saccheggio 
	delle merci è un atto di riappropriazione immediata che, distruggendo il v
	alore di scambio, spoglia la merce della sua sacralità e costringe il sist
	ema a mostrare le armi che la difendono.</p><p>Ce n’è abbastanza per intra
	vedere delle fratture nel mondo-guerra. Si tratta di fratture diffuse e am
	bivalenti: nella Spagna che si prepara allo sciopero generale dell’11 nove
	mbre (a più di dieci anni di distanza dall’ultimo) le polarizzazioni inter
	ne alla questione sociale si sono esplicitate nell’arco di pochi mesi, per
	ché l’attuale occupazione delle piazze contro la piaga degli sfratti (p. 6
	7) era stata preceduta, nel segno opposto, dalla mobilitazione reazionaria
	 successiva ai fatti di Ceuta (Ceuta indica il futuro, p. 40) coi suoi pro
	dromi di pogrom razziali. Ai tipici venti nazionalisti che accompagnano og
	ni guerra – compresa quella tra poveri –, si aggiunge il venir meno delle 
	forme di protezione predisposte dallo Stato, ossia le «condizioni nelle qu
	ali l’esistenza dei più integrati poteva svolgersi». La combinazione tra l
	a precarietà materiale, l’esposizione individuale all’arbitrio e l’eclissi
	 di ogni principio comune genera una scomposizione orizzontale della viole
	nza dentro il corpo sociale, in cui il dispositivo securitario intercetta 
	l’esperienza dello sradicamento per orientarla verso l’identificazione e l
	a neutralizzazione di qualcuno contro cui dirigere la propria paura e impo
	tenza («Arrestalo!» e «Sparagli!», p. 12).</p><p>È in questo humus che agi
	scono le regie esterne che, tramite le piattaforme digitali, hanno prodott
	o i moti razziali di Belfast e Middlesborough: l’innesco operato dall’alto
	 infatti funziona solo se riesce ad agganciarsi a un malessere sociale rea
	le, razzializzandolo e deviandolo verso una guerra orizzontale tra sradica
	ti (Gli espropri di Milano, i riot di Belfast, la guerra ibrida, p. 43). N
	ella misura in cui la realtà e la sua osservazione sono ormai mediate e ca
	nnibalizzate dagli algoritmi informatici, i rimproveri di sinistra all’IA 
	(rispetto ad un supposto tradimento dell’orizzontalità della rete e del “v
	illaggio globale” o alla possibile esplosione di una sua bolla economica) 
	vanno criticati quanto l’intelligenza artificiale stessa, giacché questa s
	i fonda proprio sullo sfruttamento dell’umano e contemporaneamente influen
	za la riorganizzazione accelerata del lavoro e dell’umano stesso (Il Marte
	llo di Enoch contro l’IA, p. 7). Le medesime piattaforme, poi, sono suscet
	tibili di essere spente ad uso e consumo della controinsurrezione, come mo
	strano lo shutdown digitale, dal Marocco alla Tanzania (Al buio?, p. 59), 
	e l’attacco amministrativo dell’agosto 2026 contro Autistici/Inventati 1.<
	/p><p>L’utilizzo sempre più diffuso di strumenti amministrativi di repress
	ione del dissenso, come è il caso, in Italia, dell’irrogazione di multe pe
	r manifestazioni non autorizzate, così come per i picchetti e i cori sediz
	iosi, o l’applicazione di DASPO urbani – solo per citare alcuni esempi – c
	i parlano della necessità, da parte dello Stato, dell’anticipazione della 
	soglia di punibilità, tipica del diritto penale del nemico, ma che applica
	ta nel diritto amministrativo viene spogliata delle finzioni formali che n
	el diritto penale devono essere conservate. Siamo di fronte a un diritto a
	mministrativo applicato al nemico, una repressione apparentemente più soft
	, ma più perniciosa, perché da una parte attacca direttamente il reddito i
	n un momento di crisi e dall’altra disarticola una possibile presa in cari
	co collettiva, producendo la scomposizione del fronte dei nemici, esattame
	nte come si fa in guerra. È in questa strategia di frammentazione che l’au
	torità aggredisce, fra le altre, le pratiche di blocco: vale a dire quelle
	 interruzioni fisiche dei flussi di guerra, da cui l’apparato è particolar
	mente spaventato perché producono riappropriazione degli spazi – per i suo
	i nemici – e perdita economica immediata – per i suoi gestori.</p><p>La nu
	vola e il cloud rivelano una materialità violenta e pervasiva, e innervano
	 una infrastruttura tanto rapace quanto fragile, come evidenziato dalla cy
	ber-crisi globale legata ai bug di PHP e dai sabotaggi delle fabbriche di 
	superconduttori in Germania e Francia (Bagliori, p. 62). Più che la sugges
	tione estetica di una fusione e confusione tra uomo e macchina, come nei f
	ilm di Cronenberg, il processo reale descrive un’operazione coloniale: l’u
	manità viene catturata e violentemente inghiottita, subendo una mutilazion
	e che la costringe a esistere unicamente come risorsa. È l’Umanità ad esse
	re dentro la Macchina, ma proprio questa condizione svela la fragilità del
	 sistema tecno-industriale colto nella sua componente vitale e materiale. 
	La conflittualità può eccedere la critica all’IA dal punto di vista teoric
	o e corroborare una critica più ampia del capitalismo che metta le basi pe
	r (ri)costruire una tessitura comune dell’esistenza, ormai sradicata. L’es
	pansione stessa della mega macchina, esigendo un tributo di risorse materi
	ali (terreno, acqua, umani), ne accresce parallelamente la vulnerabilità, 
	convertendola in polveriera totale. La potenza che sprigiona accresce cont
	inuamente se stessa, divorando lo stesso mondo che pretende di dominare, a
	 meno che non incontri un limite esterno: la ribellione di chi preferisce 
	la libertà alla potenza. Ecco perché l’opposizione ai data center – in Lom
	bardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Trentino, Svizzera e Romania – non è s
	olo una «lotta territoriale» al fianco di tante altre (Mente locale – part
	e 3, p. 16).</p><p>Guardare all’IA come un oggetto che colonizza la terra 
	e le sue risorse sottraendocele, come uno strumento per la letalità automa
	tizzata, la profilazione comportamentale e la regolazione sociale rimette 
	al centro l’irriducibilità qualitativa dell’umano e del vivente. E quando 
	diventano chiari i nessi fra lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e i
	 bisogni materiali delle sue roccaforti, i data center, allora le lotte po
	ssono diffondersi e diventare disruptive. È quanto sta succedendo in Franc
	ia – dove gli studenti contestano la piattaforma universitaria Parcoursup 
	–, in Uruguay, in Cile, nei Paesi Bassi e in Irlanda. Questi moti possono 
	rimettere all’ordine del giorno storie e fantasmi – come quello di Ned lud
	d (Il mistero del luddismo, p. 74) – che meritano di essere (ri)conosciuti
	, e pratiche – come il sabotaggio – che non hanno mai smesso di restare al
	 fianco degli oppressi (Fuoco all’industria bellica dell’IA, p. 38; Fino i
	n fondo, p. 52; Darsi da fare, p. 53).</p><p>Il materiale comburente di ce
	rto non manca, ma non sono poche nemmeno le difficoltà che impediscono all
	’incendio di divampare, a partire dal modo in cui le lotte a volte si svil
	uppano – il tam tam sui social – fino ad arrivare alla feroce mobilitazion
	e statale contro i nemici interni. Sono lì a dimostrarlo il nuovo pacchett
	o sicurezza per i giovani delle periferie, contro i quali viene schierato 
	un significativo apparato mediatico, normativo e repressivo, l’accusa di t
	errorismo contro il presunto ideatore di chat legate al movimento 17 ottob
	re, le prime condanne per terrorismo contro Palestine Action e il moviment
	o anti-ICE (L’impero colpisce ancora, p. 48), e l’inserimento da parte deg
	li U.S.A. di Autistici/Inventati, Masar Badil e Palestine Action nella lis
	ta delle organizzazione terroristiche. Tornando in Italia, non sono affatt
	o risibili l’utilizzo sempre più diffuso del “terrorismo della parola” per
	 colpire sia i palestinesi che gli anarchici o le incarcerazioni nei circu
	iti di Alta Sicurezza dei colpevoli di Palestina (Colpevoli di Palestina, 
	p. 32).</p><p>Occorre interrogarsi sulle nostre forze, «forti dei nostri i
	deali, [...] con l’elasticità tattica e il senso delle situazioni per veri
	ficare la nostra reale consistenza, raccogliendo le nostre energie senza d
	isperderle» (Mettere il dito tra conflitto bellico e guerra economica, p. 
	68). La risposta all’assolutismo dei flussi risiede nella fondazione di sp
	azi di indisponibilità e di ostacolo materiale. Contro una guerra sempre p
	iù capace di vedere, classificare e prevedere, possono diventare decisive 
	le relazioni che sfuggono alla rappresentazione, come in Romania, sul conf
	ine militarizzato dove la caccia ai disertori ucraini è regolata dal tracc
	iamento biometrico: un dispositivo con cui anche l’UE ha formalmente subor
	dinato l’accoglienza umanitaria ai requisiti del reclutamento forzato (All
	’ombra della radura, p. 54). È per scardinare questa presa totalitaria che
	 occorre prendere spunto dalla crescente opposizione alla diffusione massi
	va dei datacenter attraverso il sabotaggio, che come un jujitsu proletario
	 è capace di colpire i punti sensibili del nemico (Message in a battle, p.
	 71).</p><p>Del resto, le azioni luddiste, lungi dall’essere un relitto no
	stalgico, assomigliano ancora oggi ad «una campagna costante e crescente d
	i pressione clandestina contro lo strapotere di alcuni nuovi industriali» 
	(p. 75), una sorta di difesa collettiva capace di inceppare la macchina e 
	tenere aperte domande fondamentali sul senso profondo dello stare al mondo
	.</p><p>28 ottobre 2026</p><p></p><ol><li><p>Si vedano in questo senso anc
	he i recenti tentativi di creare panico morale contro immigrati e “maranza
	” diffondendo immagini e notizie create con l’IA concernenti violenze acca
	dute o imminenti (in più province sono girate notizie sul rischio di stupr
	o per le studentesse nelle scuole), ma anche con l’attività dei “fascio-in
	fluencer” quali vigilanti in streaming.</p><p></p></li></ol>
BEGIN:VALARM
ACTION:DISPLAY
DESCRIPTION:È uscito disfare n. 6. POLVERIERA TOTALE.
TRIGGER:-PT1H
END:VALARM
END:VEVENT
END:VCALENDAR
