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SUMMARY:FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO
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DESCRIPTION:Militarizzazione e sicurezza nella deriva autoritaria\n\nSono a
	nni che le retoriche politiche insistono con forza sempre maggiore sul\nco
	ncetto di sicurezza\, coniugandolo al bisogno in proclami belligeranti\, s
	pesso\nurlati\, nei quali il quotidiano delle città e delle nazioni viene 
	descritto come\nun campo di battaglia in cui bisogna difendersi\, preferib
	ilmente attaccando\, da\nuna minaccia rappresentata ora dalle persone migr
	anti\, ora dalle realtà sociali\nche propongono alternative al capitalismo
	 e alla mercificazione di ogni aspetto\ndella vita\, ora dalle armi a lung
	a gittata degli Stati considerati ostili.\n\nRetoriche\, queste\, che non 
	restano solo tali perché legate a modelli di sviluppo\neconomico di tipo e
	strattivo che richiedono\, per funzionare\, politiche di\nrepressione ed e
	sclusione\, di sfruttamento\, di invasione coloniale e di morte\ngestite c
	on enorme discrezionalità dagli eserciti e dagli apparati di polizia\,\nde
	ntro e fuori i propri confini.\n\nNon é un caso che buona parte dei più po
	tenti governi mondiali abbracci oggi una\ndimensione autoritaria\, recitan
	do una narrazione in cui gli interessi della\ncosiddetta “nazione” dovrebb
	ero essere tutelati a fronte di costanti minacce\nesterne o interne. In qu
	esto contesto lo spirito sovranista é funzionale a una\nnuova corsa al pro
	fitto\, oggi messa a servizio attraverso il riarmo\, la guerra\,\ne la fin
	anziarizzazione dei relativi processi economici che non conosco nulla di\n
	“confini” o di interessi del “proprio popolo”. \n\nTuttavia esiste\, e non
	 è negabile\, un bisogno di sicurezza che proviene dal\nbasso\, tra le fas
	ce della popolazione in via di impoverimento e già impoverite.\nI temi son
	o quelli conosciuti: spaccio e consumo di sostanze stupefacenti\,\ndisgreg
	azione sociale\,  degrado urbano\, mercificazione degli spazi\, mancanza d
	i\nlavoro. Ma se é vero che questi fenomeni generano insicurezza sociale\,
	 la loro\nrisoluzione non si ottiene con maggiore sicurezza di tipo autori
	tario\, perché\nnon é da lí\, dalla mancanza di autorità\, che derivano. E
	ssi sono il frutto di un\nsistema economico e sociale razzista\, classista
	 e ingiusto\, la cui insicurezza\ndi fondo si combatte non con “decoro” e 
	“ordine” ma con prevenzione\, riduzione\ndel danno\, investimento pubblico
	 in cura e supporto a economie locali. Lo stesso\nsistema che criminalizza
	 le dimensioni sociali che si autorganizzano dal basso\nper affrontare que
	ste questioni\, assumendosi anche le contraddizioni del caso.  \n\nStorica
	mente non è nuova la strategia del regime economico militare globale di\nc
	ostruire nemici per riprodursi\, dalla piccola alla grande scala la “sicur
	ezza”\ndiventa l’unica risoluzione a problemi sociali complessi. In che mo
	do oggi il\nsistema capitalista si ristruttura e riarticola a fronte delle
	 contraddizioni\nche si approfondiscono? \n\nChi trae davvero beneficio da
	lle politiche che rinforzano o ridefiniscono i\nconfini\, che militarizzan
	o i quartieri e le istituzioni\, che subordinano\nl’economia alla produzio
	ne di armamenti? La sicurezza è un bene universalistico\no rappresenta piu
	ttosto un dispositivo di esclusione della nostra\ncontemporaneità?\n\nMich
	ele Di Giorgio (relatore)\, storico\, è ricercatore post-doc all’Universit
	à di\nBari nel progetto PRIN “Police and Social Change: the Challenges of 
	Gender and\nEthnicity in Contemporary Italy”. Si occupa in particolare di 
	storia della\npolizia nell’Italia contemporanea\, oltre che di polizia sci
	entifica\,\nidentificazione e sorveglianza tra ’800 e ’900. Ha pubblicato 
	i volumi Per una\npolizia nuova. Il movimento per la riforma della Pubblic
	a Sicurezza (1969-1981)\n(Viella\, 2019) e Il braccio armato del potere. S
	torie e idee per conoscere la\npolizia italiana (nottetempo\, 2024).\n\nEn
	rico Gargiulo (relatore) è docente di Sociologia generale all’Università d
	i\nTorino. Si occupa prevalentemente di cittadinanza\, politiche sociali\,
	 sicurezza\ne ordine pubblico. Tra le sue ultime pubblicazioni: (Senza) re
	sidenza:\nl’anagrafe tra selezione e controllo (Eris\, 2022)\, Polizia: un
	 vocabolario\ndell’ordine (con Giulia Fabini e Simone Tuzza\, Mondadori Un
	iversità\, 2023)\,\nContro l’integrazione: ripensare la mobilità (Meltemi\
	, 2024)\, Protocollo: uno\nstrumento di potere (elèuthera\, 2026). Scrive 
	per «Jacobin Italia» e «Napoli\nMonitor».\n\nMichele Lancione (moderatore)
	 insegna Geografia politico-economica al\nPolitecnico di Torino e dirige i
	l Master in Geografia e scienze territoriali\ndell’Università di Torino. S
	i occupa di lotte abitative\, con approccio critico\nalla precarietà abita
	tiva\, concentrandosi su una lettura di stampo etnografico.\nÈ co-fondator
	e del Radical Housing Journal e co-direttore del Beyond\nInhabitation Lab.
	 Tra le sue ultime pubblicazioni: For a Liberatory Politics of\nHome (Duke
	 University Press\, 2023) e Università e militarizzazione. Il duplice\nuso
	 della libertà di ricerca (Eris\, 2023).\n\nValeria Verdolini (relatrice) 
	insegna Inequalities and Social Mobility e Diritto\ne mutamento sociale al
	l’Università degli Studi di Milano. È responsabile del\ncoordinamento scie
	ntifico-organizzativo di Democrazia Futura e di Democrazia\nDiffusa per Bi
	ennale Democrazia. Dal 2012 è presidente di Antigone Lombardia. I\nsuoi ul
	timi libri sono Abolire l’impossibile. Le forme della violenza\, le\nprati
	che della libertà (Add\, 2025) e Milano fantasma. Etnografie di una città 
	e\ndelle sue infestazioni (Ombre Corte\, 2025). Scrive per «Lucy»\, «Micro
	mega»\,\n«CheFare»\, «TheItalianReview» e «doppiozero».
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	deriva autoritaria</strong></p><p>Sono anni che le retoriche politiche ins
	istono con forza sempre maggiore sul concetto di sicurezza, coniugandolo a
	l bisogno in proclami belligeranti, spesso urlati, nei quali il quotidiano
	 delle città e delle nazioni viene descritto come un campo di battaglia in
	 cui bisogna difendersi, preferibilmente attaccando, da una minaccia rappr
	esentata ora dalle persone migranti, ora dalle realtà sociali che propongo
	no alternative al capitalismo e alla mercificazione di ogni aspetto della 
	vita, ora dalle armi a lunga gittata degli Stati considerati ostili.</p><p
	>Retoriche, queste, che non restano solo tali perché legate a modelli di s
	viluppo economico di tipo estrattivo che richiedono, per funzionare, polit
	iche di repressione ed esclusione, di sfruttamento, di invasione coloniale
	 e di morte gestite con enorme discrezionalità dagli eserciti e dagli appa
	rati di polizia, dentro e fuori i propri confini.</p><p>Non é un caso che 
	buona parte dei più potenti governi mondiali abbracci oggi una dimensione 
	autoritaria, recitando una narrazione in cui gli interessi della cosiddett
	a “nazione” dovrebbero essere tutelati a fronte di costanti minacce estern
	e o interne. In questo contesto lo spirito sovranista é funzionale a una n
	uova corsa al profitto, oggi messa a servizio attraverso il riarmo, la gue
	rra, e la finanziarizzazione dei relativi processi economici che non conos
	co nulla di “confini” o di interessi del “proprio popolo”.&nbsp;</p><p>Tut
	tavia esiste, e non è negabile, un bisogno di sicurezza che proviene dal b
	asso, tra le fasce della popolazione in via di impoverimento e già impover
	ite. I temi sono quelli conosciuti: spaccio e consumo di sostanze stupefac
	enti, disgregazione sociale,&nbsp; degrado urbano, mercificazione degli sp
	azi, mancanza di lavoro. Ma se é vero che questi fenomeni <em>generano</em
	> insicurezza sociale, la loro risoluzione non si ottiene con maggiore sic
	urezza di tipo autoritario, perché non é da lí, dalla mancanza di autorità
	, che <em>derivano</em>. Essi sono il frutto di un sistema economico e soc
	iale razzista, classista e ingiusto, la cui insicurezza di fondo si combat
	te non con “decoro” e “ordine” ma con prevenzione, riduzione del danno, in
	vestimento pubblico in cura e supporto a economie locali. Lo stesso sistem
	a che criminalizza le dimensioni sociali che si autorganizzano dal basso p
	er affrontare queste questioni, assumendosi anche le contraddizioni del ca
	so.&nbsp;&nbsp;</p><p>Storicamente non è nuova la strategia del regime eco
	nomico militare globale di costruire nemici per riprodursi, dalla piccola 
	alla grande scala la “sicurezza” diventa l’unica risoluzione a problemi so
	ciali complessi. In che modo oggi il sistema capitalista si ristruttura e 
	riarticola a fronte delle contraddizioni che si approfondiscono?&nbsp;</p>
	<p>Chi trae davvero beneficio dalle politiche che rinforzano o ridefinisco
	no i confini, che militarizzano i quartieri e le istituzioni, che subordin
	ano l’economia alla produzione di armamenti? La sicurezza è un bene univer
	salistico o rappresenta piuttosto un dispositivo di esclusione della nostr
	a contemporaneità?</p><p><strong>Michele Di Giorgio</strong> (<em>relatore
	</em>), storico, è ricercatore post-doc all’Università di Bari nel progett
	o PRIN “Police and Social Change: the Challenges of Gender and Ethnicity i
	n Contemporary Italy”. Si occupa in particolare di storia della polizia ne
	ll’Italia contemporanea, oltre che di polizia scientifica, identificazione
	 e sorveglianza tra ’800 e ’900. Ha pubblicato i volumi <em>Per una polizi
	a nuova. Il movimento per la riforma della Pubblica Sicurezza </em>(1969-1
	981) (Viella, 2019) e <em>Il braccio armato del potere. Storie e idee per 
	conoscere la polizia italiana</em> (nottetempo, 2024).</p><p><strong>Enric
	o Gargiulo</strong> (<em>relatore</em>) è docente di Sociologia generale a
	ll’Università di Torino. Si occupa prevalentemente di cittadinanza, politi
	che sociali, sicurezza e ordine pubblico. Tra le sue ultime pubblicazioni:
	 <em>(Senza) residenza: l’anagrafe tra selezione e controllo</em> (Eris, 2
	022), <em>Polizia: un vocabolario dell’ordine</em> (con Giulia Fabini e Si
	mone Tuzza, Mondadori Università, 2023), <em>Contro l’integrazione: ripens
	are la mobilità</em> (Meltemi, 2024), <em>Protocollo: uno strumento di pot
	ere</em> (elèuthera, 2026). Scrive per «Jacobin Italia» e «Napoli Monitor»
	.</p><p><strong>Michele Lancione</strong> (<em>moderatore</em>) insegna Ge
	ografia politico-economica al Politecnico di Torino e dirige il Master in 
	Geografia e scienze territoriali dell’Università di Torino. Si occupa di l
	otte abitative, con approccio critico alla precarietà abitativa, concentra
	ndosi su una lettura di stampo etnografico. È co-fondatore del Radical Hou
	sing Journal e co-direttore del Beyond Inhabitation Lab. Tra le sue ultime
	 pubblicazioni: <em>For a Liberatory Politics of Home</em> (Duke Universit
	y Press, 2023) e <em>Università e militarizzazione. Il duplice uso della l
	ibertà di ricerca</em> (Eris, 2023).</p><p><strong>Valeria Verdolini</stro
	ng> (<em>relatrice</em>) insegna Inequalities and Social Mobility e Diritt
	o e mutamento sociale all’Università degli Studi di Milano. È responsabile
	 del coordinamento scientifico-organizzativo di Democrazia Futura e di Dem
	ocrazia Diffusa per Biennale Democrazia. Dal 2012 è presidente di Antigone
	 Lombardia. I suoi ultimi libri sono <em>Abolire l’impossibile. Le forme d
	ella violenza, le pratiche della libertà</em> (Add, 2025) e <em>Milano fan
	tasma. Etnografie di una città e delle sue infestazioni</em> (Ombre Corte,
	 2025). Scrive per «Lucy», «Micromega», «CheFare», «TheItalianReview» e «d
	oppiozero».</p>
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