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	mputate/i dell'OPERAZIONE CITY
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DESCRIPTION:Dall’ottobre 2022 alla primavera 2023\, una importante mobilita
	zione ha\naccompagnato lo sciopero della fame di Alfredo Cospito\, compagn
	o anarchico\nprigioniero in 41bis. Iniziative\, manifestazioni\, azioni di
	rette hanno segnato\nin Italia e in molte altre parti del globo i passi di
	 un movimento eterogeneo\nche è cresciuto nel dare forza alla protesta di 
	Alfredo: una protesta che ha\nrivendicato l’abolizione del 41bis e dell’er
	gastolo ostativo\, il “fine pena\nmai”\, con cui lo Stato italiano condann
	a quasi 1300 detenuti a morire in galera.\n\nOvviamente quello stesso stat
	o\, che probabilmente avrebbe lasciato morire di\nfame Alfredo\, non ha ta
	rdato a presentare il conto con inchieste e processi in\nvari territori e 
	città dove si è propagata la mobilitazione di quei mesi. A\nTorino\, quest
	a controffensiva dello Stato si sta manifestando principalmente per\nmezzo
	 della cosiddetta “operazione City”: che ha emanato\, nel 2023\, un buon\n
	numero di misure cautelari e ha aperto due filoni processuali di cui si st
	anno\ntenendo le udienze. Nel primo troncone\, di cui è prevista la senten
	za di primo\ngrado verso metà Aprile\, i compagni e le compagne sono tuttx
	 accusatx di\n“concorso in devastazione e saccheggio”. La chiamata in caus
	a del “concorso”\nsvela la finalità politica per cui viene utilizzato: spa
	ventare e dissuadere dal\nmanifestare\, poiché l’arbitraria punizione potr
	à colpire chiunque scenda in\nstrada e in qualunque modo decida di farlo. 
	Il secondo troncone - la cui udienza\npreliminare sarà il 26 Febbraio - ve
	de imputatx 53 compagnx accusatx di vari\nreati tra cui spicca\, anche in 
	questo caso\, il reato di “concorso in\ndevastazione e saccheggio” e il\, 
	rarissimo\, “quasi reato” (art 115 c.p.)\ncontestato a coloro che sono sta
	tx fermatx prima del corteo.\n\nRicordare oggi il corteo del 4 Marzo 2023 
	non è solo un modo per portare\nsolidarietà alle e agli imputatx\, e non l
	asciarlx solx davanti alla controparte.\nMa è anche un modo per ricordare 
	che la lotta contro il 41bis e l’ergastolo\nostativo è una lotta sempre at
	tuale: contro il carcere e la società che ne ha\nbisogno. Inoltre in quest
	a contemporaneità bellica e genocidiaria\, il reato di\ndevastazione e sac
	cheggio è sempre più usato dalle procure italiane per\nreprimere il più du
	ramente possibile le piazze conflittuali e così terrorizzare\nsu larga sca
	la chi sceglie di manifestare. A tal proposito ricordiamo in\nparticolare 
	l’operazione Ipogeo\, scattata a Catania nel novembre 2025\, che ha\nporta
	to 3 compagnx in carcere (di cui unx si trova ora agli arresti\ndomiciliar
	i). Se l’accusa di devastazione e saccheggio non è l’unica arma\naffilata 
	in mano alla magistratura per cercare di reprimere il dissenso\n(ricordiam
	o l’uso smodato e continuo dell’art. 270bis)\, di certo il tentativo di\ns
	coraggiare chi partecipa alle piazze conflittuali con lunghe e gravose\nca
	utelari e con il timore di anni di galera non è ha sottovalutare.\n\nNel c
	ercare di cogliere il momento storico che attraversiamo - fatto sia di\npi
	azze piene e\,a volte\, conflittuali nonché di continue ondate repressive 
	–\nincontriamoci con il fine di riflettere sui tempi che corrono\, le prat
	iche di\nsolidarietà\, dissenso e azione che possiamo\, o vogliamo\, mette
	re in campo.\n\nLa lotta contro il fine-pena-mai\, la tortura del 41bis e 
	le galere è legata a\nfilo doppio con la resistenza al colonialismo\, posi
	zionandosi al fianco di chi\nresiste ai genocidi. Tessere le fila di un di
	scorso unitario - che sappia\naffiancare le pratiche alle analisi - ci per
	mette non solo di raffinare il\nnostro modo di agire ma anche di non lasci
	are nessunx indietro.
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	importante mobilitazione ha accompagnato lo sciopero della fame di Alfredo
	 Cospito, compagno anarchico prigioniero in 41bis. Iniziative, manifestazi
	oni, azioni dirette hanno segnato in Italia e in molte altre parti del glo
	bo i passi di un movimento eterogeneo che è cresciuto nel dare forza alla 
	protesta di Alfredo: una protesta che ha rivendicato l’abolizione del 41bi
	s e dell’ergastolo ostativo, il “fine pena mai”, con cui lo Stato italiano
	 condanna quasi 1300 detenuti a morire in galera.</p><p>Ovviamente quello 
	stesso stato, che probabilmente avrebbe lasciato morire di fame Alfredo, n
	on ha tardato a presentare il conto con inchieste e processi in vari terri
	tori e città dove si è propagata la mobilitazione di quei mesi. A Torino, 
	questa controffensiva dello Stato si sta manifestando principalmente per m
	ezzo della cosiddetta “operazione City”: che ha emanato, nel 2023, un buon
	 numero di misure cautelari e ha aperto due filoni processuali di cui si s
	tanno tenendo le udienze. Nel primo troncone, di cui è prevista la sentenz
	a di primo grado verso metà Aprile, i compagni e le compagne sono tuttx ac
	cusatx di “concorso in devastazione e saccheggio”. La chiamata in causa de
	l “concorso” svela la finalità politica per cui viene utilizzato: spaventa
	re e dissuadere dal manifestare, poiché l’arbitraria punizione potrà colpi
	re chiunque scenda in strada e in qualunque modo decida di farlo. Il secon
	do troncone - la cui udienza preliminare sarà il 26 Febbraio - vede imputa
	tx 53 compagnx accusatx di vari reati tra cui spicca, anche in questo caso
	, il reato di “concorso in devastazione e saccheggio” e il, rarissimo, “qu
	asi reato” (art 115 c.p.) contestato a coloro che sono statx fermatx prima
	 del corteo.</p><p>Ricordare oggi il corteo del 4 Marzo 2023 non è solo un
	 modo per portare solidarietà alle e agli imputatx, e non lasciarlx solx d
	avanti alla controparte. Ma è anche un modo per ricordare che la lotta con
	tro il 41bis e l’ergastolo ostativo è una lotta sempre attuale: contro il 
	carcere e la società che ne ha bisogno. Inoltre in questa contemporaneità 
	bellica e genocidiaria, il reato di devastazione e saccheggio è sempre più
	 usato dalle procure italiane per reprimere il più duramente possibile le 
	piazze conflittuali e così terrorizzare su larga scala chi sceglie di mani
	festare. A tal proposito ricordiamo in particolare l’operazione Ipogeo, sc
	attata a Catania nel novembre 2025, che ha portato 3 compagnx in carcere (
	di cui unx si trova ora agli arresti domiciliari). Se l’accusa di devastaz
	ione e saccheggio non è l’unica arma affilata in mano alla magistratura pe
	r cercare di reprimere il dissenso (ricordiamo l’uso smodato e continuo de
	ll’art. 270bis), di certo il tentativo di scoraggiare chi partecipa alle p
	iazze conflittuali con lunghe e gravose cautelari e con il timore di anni 
	di galera non è ha sottovalutare.</p><p>Nel cercare di cogliere il momento
	 storico che attraversiamo - fatto sia di piazze piene e,a volte, conflitt
	uali nonché di continue ondate repressive – incontriamoci con il fine di r
	iflettere sui tempi che corrono, le pratiche di solidarietà, dissenso e az
	ione che possiamo, o vogliamo, mettere in campo.</p><p>La lotta contro il 
	fine-pena-mai, la tortura del 41bis e le galere è legata a filo doppio con
	 la resistenza al colonialismo, posizionandosi al fianco di chi resiste ai
	 genocidi. Tessere le fila di un discorso unitario - che sappia affiancare
	 le pratiche alle analisi - ci permette non solo di raffinare il nostro mo
	do di agire ma anche di non lasciare nessunx indietro.</p>
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