Città vetrina? Torino tra riqualificazioni escludenti e la precarietà delle vite povere e migranti
Città vetrina?  Torino tra riqualificazioni escludenti e la precarietà delle vite povere e migranti

Città delle armi? Vetrina per turisti?
Viaggio al luna park. Torino grandi eventi e tecnologia di guerra

Il secondo di due incontri sul futuro di Torino

Città vetrina?
Torino tra riqualificazioni escludenti e la precarietà delle vite povere e migranti

Venerdì 9 giugno
ore 21
alla FAT in corso Palermo 46

Interverranno:
Giovanni Semi, sociologo, docente all’Università di Torino, autore di numerosi studi sulla gentrification sotto la Mole
Francesco Migliaccio, osservatore partecipe e studioso della violenza istituzionale che investe i più poveri. Ne scrive per Monitor

****

Always on the move?
Era la capitale dell’auto. Nei cartelli di ingresso alla città l’industria automobilistica era indicata tra le eccellenze cittadine.
Oggi Torino è attraversata da due processi trasformativi paralleli: la città vetrina e la città delle armi. Il primo è ampiamente pubblicizzato, del secondo si parla poco e male.
La lenta inesorabile fuga della Fiat, ormai solo più un marchio per le auto, ha decretato la decadenza e l’impoverimento della città. Sulle macerie di quella storia le amministrazioni comunali di questi ultimi anni, hanno provato a costruire, con alterna fortuna, “la città vetrina per i grandi eventi”, una scelta dalle conseguenze politiche e sociali devastanti.
Un processo di trasformazione inizialmente molto lento ha avuto un impatto sociale percepibile solo a posteriori come nel quadrilatero romano e, in certa misura, anche a San Salvario.
Nell’ultimo decennio c’è stata una brusca accelerazione.
Le riqualificazioni escludenti che hanno investito alcune aree della città, socialmente periferiche, ma geograficamente vicine al centro, derivano sia dal “vuoto” urbano, dagli immensi crateri lasciati dall’abbandono delle grandi fabbriche, sia dalla spinta alla turistificazione e studentizzazione di intere aree cittadine. Al posto delle fabbriche sono sorti centri commerciali, spazi culturali, centri per esposizioni e congressi, strutture dedicate allo sport.
Un esempio importante è il Campus Einaudi inaugurato il 22 settembre del 2012.
La nuova struttura universitaria sorta lungo le sponde della Dora ha determinato una trasformazione urbana molto rapida: i costi di locazione delle case, affittate a student* a prezzi altissimi, la nascita di locali dedicati alla movida giovane, hanno prodotto una reazione a catena che ha investito il quartiere Aurora.
L’apertura della Nuvola Lavazza nel giugno del 2018 ha impresso una nuova accelerazione alle dinamiche di gentrification del quartiere, secondo una tendenza che vede le amministrazioni comunali arare il terreno che viene poi messo a valore dall’imprenditoria privata.
Questo fenomeno non è specifico di Torino. David Harvey, studioso di geografia urbana, ha descritto il passaggio da una città manageriale, che gestisce un budget e lo amministra, a una città imprenditoriale che prepara il tessuto urbano per i vari Combo, Student Hotel, Mercato centrale... Non è più una città che semplicemente gestisce, ma che facilita e apre la strada ad altri attori.
La trasformazione urbana sta investendo, sia aree ex industriali, sia quartieri abitati in modo significativo da una popolazione razzializzata e povera.
Il governo della città ha scelto di non approntare strumenti di attenuazione dell’impatto sociale delle scelte operate, demandandone la gestione alla polizia. Semmai si foraggiano associazioni e cooperative “amiche” perché trasformino la povertà in esotismo per turisti, intercettando e trovando complicità tra la nascente borghesia immigrata e nel fitto sottobosco clientelare delle associazioni e delle cooperative del sociale.
Non solo. Vengono promossi progetti che, sotto il cappello della riqualificazione, hanno come obiettivo il controllo del territorio. É il caso di ToNite. Un’iniziativa del comune di Torino nell’ambito del programma “European Urban Initiative”, che, utilizzando il Fondo Europeo di sviluppo regionale, mette insieme progetti diversi diretti alla vita notturna lungo la Dora tutti accomunati dall’intento esplicito di “aumentare la sicurezza percepita” da parte dei nuovi abitanti della zona, che - per ora - devono convivere con i vecchi residenti.
La violenza istituzionale, la militarizzazione dei quartieri “difficili” diviene sistematica, anche se costantemente narrata secondo gli stilemi “dell’emergenza”, della “sicurezza”, della “paura”.

La trasformazione urbana non risparmia le aree verdi, investite da colate di cemento. Si va dalla Pellerina, dove verrà edificato il nuovo ospedale per l’area nord-ovest della città, agli spazi verdi destinati all’ennesimo supermercato all’ex caserma La Marmora, sino alla costruzione del “Parco dello Sport” al parco del Meisino.

Parallela alla città vetrina, c’è la Città delle armi, la città che punta sull’industria bellica, nell’illusione di frenare l’inesorabile decadenza del dopo Fiat.

Torino punta tutto sull’industria bellica per il rilancio dell’economia. Un’economia di morte.
La nostra città è già oggi uno dei maggiori centri dell’industria bellica aerospaziale.
In febbraio la cessione da parte di Leonardo di parte degli spazi dell'ex Alenia al Politecnico, ha rimesso in moto il progetto della Città dell'aerospazio, un centro di eccellenza per l’industria bellica aerospaziale, fermo ai blocchi di partenza dal novembre 2021.
La Città dell'aerospazio, promosso dal colosso armiero Leonardo e dal Politecnico subalpino, sorgerà tra corso Francia e corso Marche.
La campagna di informazione e lotta fatta negli ultimi due anni è riuscita a far emergere dall'opacità un progetto che mira a trasformare la nostra città in un polo ad alta tecnologia per lo sviluppo dell'industria bellica. Il focus sarà sulla ricerca di tecnologie capaci di migliorare l'efficienza dei micidiali strumenti già oggi capaci di distruggere il pianeta. Cruciale quindi il ruolo del Politecnico che accelera il processo di integrazione nel complesso militare industriale trasferendo parte della ricerca nello spazio di Leonardo.
Non saranno certo le nebbie del "dual use" (militare e civile) o l'immaginario dei viaggi spaziali a nascondere la realtà.
La Città dell’Aerospazio, ospiterà anche un acceleratore d’innovazione nel campo della Difesa, uno dei nove nodi europei del Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (D.I.A.N.A), una struttura della NATO.
Finché il nuovo polo bellico non sarà costruito, l’acceleratore di innovazione avrà sede alle OGR.
Questa primavera è iniziato il lancio dei bandi per aziende e start up che verranno poi selezionate per dar concretezza ai programmi di innovazione tecnologica della NATO per il 2030.
La NATO ci investe un miliardo di dollari. Una montagna di soldi per produrre tecnologie sempre più sofisticate, sempre più mortali.
L’industria bellica è il motore di tutte le guerre. Colossi come Leonardo traggono enormi profitti da una produzione che misura la propria efficacia sui morti e sulle macerie.

Crosetto, presidente del Distretto aerospaziale del Piemonte è divenuto ministro della Difesa e preme sull’acceleratore con la complicità attiva del rettore del Politecnico Saracco.
La Città dell’Aerospazio e l’acceleratore di innovazione della NATO sono sostenute attivamente dal governo della città, da quello della Regione e da Confindustria.

A Torino per gettare fumo negli occhi provano a giocare la carta del ricatto occupazionale, ben sapendo che questo progetto di morte serve solo ad far prosperare i colossi del settore, mentre la gran parte delle persone continuerà a vivere in una città sempre più povera, dove arrivare a fine mese è sempre più difficile, perché salute, istruzione, trasporti sono un privilegio per chi può pagare.
I poveri della città, ogni volta che vanno a fare la spesa, portano a casa sempre meno cibo, abiti, medicine, perché l’aumento dei prezzi dell’energia e dei beni di prima necessità sta rendendo ancora più precarie le vite di noi tutti.
Uno scenario di guerra. La guerra di classe che i padroni conducono senza esclusione di colpi.

Ma.

Provate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se le la ricerca e la produzione venissero usate per la cura invece che per la guerra.
La logica del profitto ad ogni costo – nel senso letterale del termine – sta distruggendo il pianeta e rendendo sempre più precarie le vite della stragrande maggioranza di chi ci abita.

Serve un cambio di paradigma.

La città vetrina e la città delle armi non sono un destino ineluttabile.
In questi anni in tanti hanno resistito e lottato. Resistito a sfratti e sgomberi, lottato contro la militarizzazione della città e contro l’industria bellica. Senza quelle lotte non si sarebbero potuti rallentare questi progetti.

Oggi è tempo di pensare ed agire per incepparli. Non basta resistere. Occorre immaginare e cominciare a vivere una città altra. Libera, solidale, fuori e contro la logica del profitto, che ogni giorno mangia le vite dei più poveri e devasta inesorabilmente l’ambiente.

Per confrontarci e discutere di questi temi vi invitiamo a due incontri di approfondimento sul futuro della città e ad una manifestazione.

Giovedì 25 maggio
ore 20,30
presso la sala del Sereno Regis in via Garibaldi 13 A

Città delle armi? La nascita del nuovo Polo bellico e lo sbarco della Nato a Torino
Analisi e prospettive di lotta.
Interventi introduttivi di Maria Matteo (assemblea antimilitarista) e del gruppo di lavoro del Sereno Regis sulla città dell’Aerospazio.

****

Venerdì 9 giugno
ore 21
alla FAT in corso Palermo 46
Città vetrina? Torino tra riqualificazioni escludenti e la precarietà delle vite povere e migranti
Interverranno:
Giovanni Semi, sociologo, docente all’Università di Torino, autore di numerosi studi sulla gentrification sotto la Mole
Francesco Migliaccio, osservatore partecipe e studioso della violenza istituzionale che investe i più poveri. Ne scrive per Monitor

****

Venerdì 2 giugno
ore 16
Manifestazione antimilitarista
Piazza Carignano (se piove sotto i portici di piazza Carlo Alberto)
Contro le cerimonie militariste, la retorica patriottica, la guerra e chi la arma

assemblea antimilitarista - federazione anarchica torinese

riunioni ogni martedì dalle 21 in corso Palermo 46

www.anarresinfo.org