Dalla Siria all’Iran per una libertà senza confini
Dalla Siria all’Iran per una libertà senza confini
Con le donne e gli uomini insorti contro il patriarcato, il fascismo islamico, per un mondo senza padroni, frontiere, nazioni.
Sabato 24 gennaio
ore 10,30
punto info al Balon
Nè shah né mullah. A fianco di chi lotta contro i dittatori di ieri, oggi e domani in Iran e in Siria
ore 15
piazza Vittorio Veneto
partecipiamo al corteo per il Rojava
Le proteste partite il 27 dicembre 2025 dal Bazar di Teheran si sono rapidamente trasformate in un movimento di protesta politico contro il regime teocratico che governa il paese dalla fine degli anni Settanta. Il crollo della valuta locale e il conseguente aumento dei prezzi ha aggravato le condizioni i vita di milioni di persone strette tra salari bassi e precarietà dilagante.
Le lotte sono state in buona parte spontanee ed hanno assunto caratteri sempre più radicali con assalti ai commissariati e manifestanti che disarmavano i miliziani governativi. Non più una rivolta ma un’insurrezione.
Le lotte dei lavoratori e disoccupati si sono saldate con quelle delle donne che ormai da anni affrontano prigione, morte e torture ma non mollano.
Negli slogan di numerose piazze è emersa in modo chiaro la volontà di farla finita con il governo teocratico e scarsa simpatia per l’erede della dinastia Palhavi, il cui programma di carattere dittatoriale e nazionalista inquieta soprattutto nelle provincie dove prevalgono le minoranze curde, baluchi, arabe. I media sponsorizzati dagli Stati Uniti fanno propaganda per i monarchici.
Giovedì 8 gennaio Teheran ha chiuso internet, dando il via ai massacri. I miliziani di Khamenei hanno sparato con pallini da caccia e armi automatiche contro la folla disarmata.
Le vittime potrebbero essere arrivate a 12.000, mentre gli arresti ammonterebbero a 10.700.
I prigionieri vengono torturati e potrebbero essere tutti impiccati.
Dagli ospedali filtrano immagini di feriti giustiziati con colpi alla testa, di 800 persone colpite agli occhi ed accecate.
Il regime, scosso a rivolte sin dal 2018 ha perso ogni legittimità agli occhi di buona parte della popolazione e si regge solo sull'uso della forza militare.
Alle nostre latitudini il silenzio dei movimenti, che negli ultimi due anni si sono schierati con la dittatura del clero sciita perché nemico storico dei macellai i Tel Aviv e sostenitore dei fascisti islamici al potere a Gaza è il segno della perdita di ogni prospettiva internazionalista.
Noi anarchici e senzapatria ci schieriamo con chi in Iran si batte contro shah e mullah, rifiutando di diventare pedine al servizio del macellaio di Washington.
La distruzione del regime clericale e la sconfitta dei piani per sostituire un oppressore con un altro oppressore sono un'unica lotta.
Una lotta che è negli interessi di tutt* le sfruttate e gli sfruttati del mondo. Un mondo che vogliono diviso in blocchi, sfere di influenze, multipolare o a guida unica ma comunque sempre un mondo fatto di oppressi e di oppressori, di confini, galere, devastazione ambientale,
guerre, crescita economica sulle spalle dei lavoratori, oppressione delle donne e delle soggettività non conformi.
Le componenti anarchiche presenti nell'insurrezione iraniana vogliono un mondo di libere ed eguali, senza padroni perché non vogliono essere servi.
Ne dio, ne stato ne padroni. Né Ayatollah né Shah.
Solidarietà al Rojava sotto attacco
Nelle stesse settimane dell'insurrezione iraniana la Turchia il governo islamista di Damasco hanno sferrato un durissimo attacco al Rojava. L'esercito siriano sta attaccando con violenza le aree della Siria del nord che erano sotto il controllo delle forze del Confederalismo Democratico, le stesse forze che avevano liberato il nord est della Siria dai massacratori dell'ISIS.
La Siria è stata preda per dieci anni di una guerra civile scatenata dalla feroce repressione della rivolta popolare del 2012 da parte del governo di Assad e dalle mire egemoniche di Turchia e Qatar che hanno scatenato e finanziato bande di fascisti islamici in tutto il paese. Tra i massacri fatti dalle forze governative e dai loro alleati di Hezbollah e dei corpi di spedizione inviati da Teheran e da Mosca in appoggio ad Assad e i massacri compiuti dall'ISIS e dagli altri gruppi sunniti si contano centinaia di migliaia di morti.
L'ISIS ha compiuto un vero e proprio genocidio contro la popolazione Yazida del Sinjar, i profughi sono stati nell'ordine dei milioni. La sconfitta dell'ISIS ha fatto si che altre componenti salafite come la branca di Al Qaeda in Siria, guidata da Al Jolani, si presentassero per quello che non sono, un islam moderato e democratico, e hanno ricevuto la legittimazione di tutte le potenze globali dopo la caduta di Assad alla fine del 2024.
Da un anno Assad non governa più: è fuggito a Mosca con la cassa. Al suo posto si è insediato un governo composto da elementi ex qaedisti, che, appena giunto al potere ha scatenato le proprie milizie contro la minoranza Alauita e contro la popolazione Drusa per costringerle ad
accettare i nuovi padroni di Damasco. Appena la congiuntura internazionale l'ha permesso, ovvero appena ottenuto il placet statunitense, il governo siriano ha attaccato i quartieri curdi di
Aleppo, che da anni si autogovernavano e poi direttamente il Rojava.
La spartizione tra potenze globali e regionali dell'influenza sulla Siria è costruita sulla pelle di quanti negli ultimi quindici anni hanno saputo costruire, tra mille difficoltà ed aporie, un'alternativa laica, pluralista, fondata sulla parità di genere e la concreta messa in crisi degli oppressivi sistemi patriarcali.
Il governo siriano con i suoi finanziatori di Ankara e di Riad puntano alla cancellazione di un'esperienza che, pur con alcuni limiti, ha rappresentato un'alternativa a un'ordine sociale strutturato sull'oppressione delle donne, la reazione religiosa, le divisioni settarie e il bieco sfruttamento.
Denunciare questi attacchi e loro mandanti è necessario per difendere l'esperienza del Rojava e contrastare i disegni neo-ottomani di Erdogan.
Assemblea Antimilitarista
Federazione Anarchica – Torino
corso Palermo 46
riunioni ogni martedì alle 20,30
www.anarresinfo.org
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