Via i mercanti d'armi da Torino! Presidio all'Oval Lingotto
9 days ago
Oval Lingotto
Via Giacomo Mattè Trucco, 70
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Martedì 30 novembre
ore 12,30
Presidio davanti all'ingresso dell'Oval Lingotto nella giornata di inaugurazione dell’ottava edizione dell’Aerospace and Defence Meetings, fiera dell'industria aerospaziale bellica.

Via i mercanti d’armi da Torino!

Le armi italiane, in prima fila il colosso pubblico Leonardo, sono presenti su tutti i teatri di guerra. Le armi che uccidono civili in ogni dove, sono prodotte non lontano dalle nostre case.
Dal 30 novembre al 2 dicembre si terrà all’Oval di Torino “Aerospace & Defence Meetings”, mostra-mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra.
La convention è riservata allә addettә ai lavori: fabbriche del settore, governi e organizzazioni internazionali, esponentә delle forze armate e compagnie di contractor. Alla scorsa edizione parteciparono 600 aziende, 1300 tra acquirentә e venditorә ed i rappresentanti di 30 governi. Il vero fulcro della convention sono gli incontri bilaterali per stringere accordi di cooperazione e vendita: nel 2019 ce ne furono oltre 7.500.
Settima nel mondo e quarta in Europa, con un giro d’affari di oltre 16.4 miliardi di euro, l’industria aerospaziale è un enorme business di morte. In Piemonte ci sono: Leonardo, Avio Aero, Collins Aerospace, Thales Alenia Space, ALTEC. Producono cacciabombardieri, missili balistici, sistemi di controllo satellitare, elicotteri da combattimento, droni armati per azioni a distanza.

Le truppe del Belpaese fanno la guerra in Niger, Libia, Golfo di Guinea, stretto di Ormuz, Iraq, nel Mediterraneo...
Le avventure neo-coloniali delle forze armate italiane costano un miliardo e 200 milioni di euro: 9.449 lә militarә impiegati. In Africa sono concentrate 18 delle 40 missioni tricolori.
Mandata in soffitta la retorica delle missioni umanitarie ora il ministro Guerini mette direttamente in campo la "difesa degli interessi italiani".
Le bandiere tricolori sventolano accanto a quelle gialle con il cane a sei zampe dell’ENI, la punta di diamante del colonialismo italiano in Africa.
La guerra per il controllo delle risorse energetiche va di pari passo con l’offensiva contro le persone in viaggio, per ricacciare lә migrantә nelle galere libiche, dove torture, stupri e omicidi sono fatti normali.
Guerra esterna e guerra interna sono due facce della stessa medaglia.
Nel nostro paese lә militarә, ormai promossi a poliziotti, sono nei CPR, dove vengono rinchiusi i corpi in eccedenza da espellere, nei cantieri militarizzati e per le strade delle nostre periferie, dove la guerra allә poverә si attua con l’occupazione e il controllo etnicamente mirato del territorio, per reprimere sul nascere ogni possibile insorgenza sociale.

Provate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se i miliardi impiegati per ricacciare uomini, donne e bambinә nei lager libici, per garantire gli interessi dell’ENI in Africa, per investire in armamenti fossero usati per casa, scuola, sanità, trasporti.
Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, poligoni di tiro, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade.

Bloccare le missioni all’estero, boicottare l’ENI, cacciare lә militarә dalle nostre città, bloccare la produzione e il trasporto di armi, contrastare la mostra mercato dell’industria aerospaziale di guerra sono concreti orizzonti di lotta.

Assemblea antimilitarista