Luna Park Torino

In collaborazione con LaTorinoCheVogliamo

Sono anni che sentiamo parlare di città come parchi giochi, come Disneyland.
Abbiamo sentito parlare di Gentrification, Foodfication, Turistificazione, Studentificazione e infine Riqualificazione.

Abbiamo visto imporre questi modelli in città come Bologna, Firenze, Venezia, Roma, Milano, Napoli, Bari e in una miriade di piccoli e medi centri urbani che popolano lo stivale dalle Alpi agli Appennini.

E a Torino?

Nella periferia ovest d'Italia, passando dal boom universitario, dai grandi eventi, dalla rimessa a profitto di quartieri narrati come degradati, abbiamo visto sperimentare tutte queste declinazioni.
La parola Riqualificazione è forse l'unica traccia che le unisce, un artificio narrativo, spesso vuoto di significato, ma molto utile ad ammiccare alla classe media e alla rendita immobiliare o peggio ancora ai grandi investitori o ai capitali internazionali.

Vuoto che ritroviamo nel tessuto della città, ormai azzerato dalla mancanza di investimenti pubblici e privati concentrati sulla messa a valore del territorio con l’unico obiettivo della rendita.

Forte è la Studentificazione, ma l'iniziativa privata e istituzionale negli ultimi 15 anni, dalle Olimpiadi del 2006, non è riuscita a prevalere nella città post FIAT, con grandi quartieri post operai e centinaia di migliaia di metri quadri di aree industriali ancora abbandonate e da bonificare.

Dopo il primo lockdown e di nuovo con l'avvicinarsi della primavera vediamo però muoversi tanti piccoli segnali.
Il moltiplicarsi dei centri commerciali e di nuovi supermercati (sempre più profondità nel tessuto urbano), nuove aree cementificate e sottratte al verde (prato dei conigli in corso Brunelleschi), l'arrivo di numerosi studentati privati (The Student Hotel, Ream, Stonehill International) e infine la partenza di grandi progetti di riqualificazione (come Scalo Vanchiglia, il Mercato dei Fiori o l'hub Esselunga alle OGM), mentre l'edilizia popolare rimane ferma e continuiamo ad avere numeri record per quel che riguarda gli sfratti.

Infine il rinnovato protagonismo dell'Università, sempre meno spettatrice e sempre più protagonista (ad esempio sull'ospedale Maria Adelaide e sulla Cavallerizza) nel determinare, indirizzare e giustificare le trasformazioni urbane e il riassetto di interi quartieri.
La stessa Università di Torino che ha deciso di investire sull'edilizia studentesca non in maniera strutturale ma attraverso il grande evento delle Universiadi 2025, che non taglia le tasse e in parallelo si affida al moltiplicarsi di studentati privati e di lusso, inaccessibili alla maggior parte delle persone, che andranno a stravolgere il tessuto sociale della città.

Cosa accadrà? Come potranno evolversi queste spinte speculative?
Cosa possiamo fare per opporci?

Ne parliamo con Ilaria Agostini urbanista e attivista del Laboratorio Politico per Unaltracittà Firenze, ricercatrice dell'Università di Bologna e autrice di "Miserie e splendori dell'urbanistica".

La Torino Che Vogliamo propone un secondo incontro di autoformazione pubblica sulle trasformazioni urbane.

Dopo il primo incontro sul PRG ci rivediamo sabato 27 febbraio alle ore 16, in presenza presso Manituana, Largo Vitale 113/A, e a distanza tramite la diretta Facebook.

Ci stiamo organizzando per garantire la partecipazione di chi vorrà collegarsi online.

Porta la mascherina e rispetta il distanziamento.