Primo Maggio Antimilitarista
Primo Maggio Antimilitarista

Lunedì Primo Maggio
Disertiamo la guerra!

ore 9
Spezzone antimilitarista al corteo da piazza Vittorio


Assemblea Antimilitarista - Torino * Federazione Anarchica Torinese


Dopo il corteo pranzo benefit lotte contro la guerra alla FAT in corso Palermo 46.
Menù vegan
Per prenotazioni: antimilitarista.to@gmail.com

di seguito il testo condiviso dal Coord. contro la guerra e chi la arma

Primo Maggio. Disertiamo la guerra!

Ad oltre un anno dall’invasione russa dell’Ucraina che ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa, ovunque assistiamo ad una crescente corsa al riarmo, all'aumento delle spese militari, con nuovi progetti di basi e installazioni belliche, con una sempre maggior influenza del complesso militare-industriale sulle vite di noi tutti.
Guerre e conflitti insanguinano vaste aree del pianeta in una spirale che sembra non aver fine. Il rischio di una guerra su scala planetaria è una possibilità reale.
Opporsi concretamente è un’urgenza ineludibile.

La guerra in Ucraina ha nel proprio DNA uno scontro interimperialistico di enorme portata.
Il prezzo di questa guerra lo pagano le popolazioni ucraine martoriate dalle bombe, dal freddo, dalla mancanza di medicine, cibo, riparo.
Lo pagano le popolazioni russe, sottoposte ad un embargo di cui sono prime vittime i poveri.
Lo pagano oppositori, sabotatori, obiettori e disertori che subiscono pestaggi, processi e carcere.
Lo paghiamo noi tutti stretti nella spirale dell'inflazione, tra salari e pensioni da fame e fitti e bollette in costante aumento.
Il governo italiano si è schierato in questa guerra inviando armi, moltiplicando il numero di militari impiegati in ambito NATO nell’est europeo e nel Mar Nero, aumentando la spesa bellica sino a toccare i 104 milioni di euro al giorno.
L’Italia è impegnata in ben 42 missioni militari all’estero, in buona parte in Africa, dove le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e difendono gli interessi di colossi come l’ENI.

Torino punta tutto sull’industria bellica per il rilancio dell’economia. Un’economia di morte.
La nostra città è già oggi uno dei maggiori centri dell’industria bellica aerospaziale.
In febbraio la cessione da parte di Leonardo di parte degli spazi dell'ex Alenia al Politecnico, ha rimesso in moto il progetto della Città dell'aerospazio, un centro di eccellenza per l’industria bellica aerospaziale, fermo ai blocchi di partenza dal novembre 2021.
La Città dell'aerospazio, promosso dal colosso armiero Leonardo e dal Politecnico subalpino, sorgerà tra corso Francia e corso Marche.
La campagna di informazione e lotta fatta negli ultimi due anni è riuscita a far emergere dall'opacità un progetto che mira a trasformare la nostra città in polo ad alta tecnologia per lo sviluppo dell'industria bellica. Il focus sarà sulla ricerca di tecnologie capaci di migliorare l'efficienza dei micidiali strumenti già oggi capaci di distruggere il pianeta. Cruciale quindi il ruolo del Politecnico che accelera il processo di integrazione nel complesso militare industriale trasferendo parte della ricerca nello spazio di Leonardo.
Non saranno certo le nebbie del "dual use" (militare e civile) o l'immaginario dei viaggi spaziali a nascondere la realtà.
La Città dell’Aerospazio, ospiterà anche un acceleratore d’innovazione nel campo della Difesa, uno dei nove nodi europei del Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic (D.I.A.N.A), una struttura della NATO.
Finché il nuovo polo bellico non sarà costruito, l’acceleratore di innovazione avrà sede alle OGR.
Questa primavera ci sarà il lancio dei bandi per aziende e start up che verranno selezionate per dar concretezza ai programmi di innovazione tecnologica della NATO per il 2030.
La NATO ci investe un miliardo di dollari. Una montagna di soldi che verranno utilizzati per produrre tecnologie sempre più sofisticate, sempre più mortali.

Crosetto, presidente del Distretto aerospaziale del Piemonte è divenuto ministro della Difesa e preme sull’acceleratore con la complicità attiva del rettore del Politecnico Saracco.
La Città dell’Aerospazio e l’acceleratore di innovazione della NATO sono sostenute attivamente dal governo della città, da quello della Regione e da Confindustria.
L’industria bellica è il motore di tutte le guerre.

Giocano la carta del ricatto occupazionale, in una città sempre più povera, dove arrivare a fine mese è sempre più difficile, dove salute, istruzione, trasporti sono sempre più un privilegio per chi può pagare.


I poveri del nostro paese, ogni volta che vanno a fare la spesa, portano a casa sempre meno cibo, abiti, medicine, perché l’aumento dei prezzi dell’energia e dei beni di prima necessità sta rendendo ancora più precarie le vite di noi tutti.
Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore che renderà più prospera la nostra città.  Un’economia di guerra produce solo altra guerra.
Provate ad immaginare quanto migliori sarebbero le nostre vite se le la ricerca e la produzione venissero usate per la cura invece che per la guerra.

In Russia e in Ucraina c’è chi rifiuta la guerra e il militarismo, chi getta la divisa perché non vuole uccidere e non vuole morire per spostare il confine di uno Stato.
Migliaia e migliaia di persone dalla Russia hanno attraversato i confini disobbedendo all’obbligo di andare in guerra, affrontando la via dell’esilio, rischiando anni di carcere.
Dal febbraio 2022 in Ucraina le frontiere sono chiuse per tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni. La debole legge sull’obiezione di coscienza in Ucraina è stata sospesa e le 5.000 domande di servizio civile respinte.

In Russia c’è un esodo che si è intensificato negli ultimi mesi. Dal 28 settembre 2022 anche le frontiere russe sono chiuse per chi non vuole fare la guerra.
Molti altri restano e lottano, nonostante la durissima repressione che colpisce antimilitaristi e pacifisti in entrambi i paesi.
In Ucraina c’è chi su posizioni non violente, anarchiche o femministe ha scelto di non schierarsi, di non combattere in questa guerra costruendo reti di solidarietà materiale con le vittime dei bombardamenti, con chi ha perso il lavoro o è obbligat* dalle leggi di guerra del governo Zelensky a turni massacranti spesso senza paga.
In Russia e in Ucraina c’è chi lotta perché le frontiere siano aperte per chi si oppone alla guerra.
Noi facciamo nostra questa lotta contro le frontiere, per l’accoglienza di obiettori, renitenti, disertori da entrambi i paesi.

Noi non ci arruoliamo né con la NATO, né con la Russia. Né con Zelensky né con Putin. Rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese espansionistiche. L’antimilitarismo e l’internazionalismo sono stati centrali nelle lotte del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici sin dalle sue origini.
Le frontiere sono solo linee sottili su una mappa: un nulla che diventa tragicamente reale quando militari ben armati lo trasformano in barriera invalicabile. Ma sempre c’è chi, anche a rischio della vita, le attraversa. Cancelliamole!
Per opporsi alla guerra non basta l'indignazione, occorre un ampio fronte di lotta.
A due passi dalle nostre case ci sono installazioni militari, poligoni e aeroporti, caserme e industrie di morte. Chiudiamoli!

No alla guerra e al militarismo!
Sosteniamo chi si oppone alla guerra in Russia e in Ucraina!
Apriamo le frontiere ad obiettori e disertori!

A fianco delle popolazioni ucraine martoriate dalle bombe, dal freddo, dalla mancanza di medicine, cibo, riparo. A fianco delle popolazioni russe sottoposte ad un embargo di cui sono prime vittime i poveri

Contro la guerra a profughi e migranti in mare e in montagna. Distruggiamo le frontiere!

No all’industria bellica
Chiudiamo e riconvertiamo le fabbriche d’armi
No alla Città dell’aerospazio! No alla Nato a Torino

No all’invio di armi per la guerra
No alle missioni militari all’estero

No alle spese militari e alla militarizzazione delle nostre città

Disertiamo la guerra!

Coordinamento contro la guerra e chi la arma – Torino

1 anno fa
Torino, piazza Vittorio
Piazza Vittorio Veneto, Torino (TO)
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