Sciopero globale produttivo e riproduttivo
Sciopero globale produttivo e riproduttivo

Lettera a iscritte/i/, delegate/i/, compagne/* dei territori verso lo sciopero transfemminista dell'8M

Compagne/i/*

si avvicina la data dell’8 marzo e per l’ottavo anno Non Una Di Meno lancia una giornata di lotta e visibilità contro la violenza patriarcale, attraverso la forma dello sciopero globale produttivo e riproduttivo, con lo slogan “se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo”.

Scioperiamo dal lavoro dentro e fuori casa per evidenziare il nesso tra il lavoro produttivo e quello riproduttivo: la lotta alla violenza di genere è lotta per l’autonomia, per il salario minimo e per il reddito di autodeterminazione. E’ anche lotta per un welfare includente, aperto e garantito, senza il quale il lavoro di cura ricade sempre di più sulle donne, rendendole più esposte allo sfruttamento e alla violenza.

Sappiamo quanto sia difficile scioperare per chi da troppo tempo ha visto crollare il proprio potere d’acquisto, per via del carovita e di salari rimasti fermi e di contratti indecenti.

Quest’anno però, dopo le grandi manifestazioni contro la violenza sulle donne e la violenza di genere, e dopo l’ondata di indignazione per i femminicidi che hanno continuato a susseguirsi al ritmo di uno ogni due/tre giorni, qualcosa è cambiato. Maschilismo e patriarcato sono diventate parole diffuse, su cui donne e uomini hanno iniziato a interrogarsi anche al di fuori delle nostre cerchie. Più capillare è la reazione verso narrazioni tossiche e linguaggi sessisti, più consapevoli sono le giovani generazioni della violenza che a tutti i livelli permea le nostre vite, nell’ambito personale, delle relazioni sociali, sul piano politico e globale, nel pianeta.

Questo cambiamento è avvenuto grazie al costante lavoro culturale e politico degli ultimi 8 anni e al coinvolgimento di milioni di persone che hanno iniziato a leggere le ingiustizie del mondo come prodotto dell’intersezione tra patriarcato e neoliberismo.

In questi anni diverse sigle sindacali di base hanno convocato lo sciopero generale permettendo alle lavoratrici di assentarsi, mentre altre sindacaliste, anche dei sindacati confederali, si sono mosse per costruire lo sciopero nonostante il rifiuto della propria segreteria. Quest'anno abbiamo visto il segretario della più grande confederazione sindacale applaudire allo sciopero delle donne in Islanda, dopo averlo ignorato in Italia per 7 anni, e prendere visibilità nella giornata del 25 novembre invocando la necessità di fermare il paese contro femminicidi. L'unico modo per essere conseguente a queste dichiarazioni sarebbe indire lo sciopero generale che in questi anni ha vissuto dell'impegno delle lavoratrici e delegate che hanno contribuito a costruirlo.

Crediamo di essere ora davanti ad una responsabilità storica, per fermare questa onda nera che ci vuole più razziste, più individualiste, più povere*, con meno diritti e meno libertà; immaginiamo che questa consapevolezza sia anche la vostra. Ora il silenzio non solo è complice, ma paralizza ogni speranza di cambiamento, blocca il desiderio e preclude ogni futuro: solo la lotta e il conflitto possono invertire questa passività e ogni subordinazione, nonostante la repressione di stato e i tentativi del governo Meloni di imporre la propria egemonia culturale. Non mancano esempi di lotta e resistenza, e da questi possiamo trarre forza.

Chiediamo dunque a tutti i sindacati di aderire allo sciopero generale del prossimo 8 marzo garantendo garantendo la copertura sindacale a chiunque vorrà astenersi dal lavoro. Oltre all'indizione dello sciopero per l'intera giornata e per tutti i comparti del settore pubblico e privato, invitiamo le organizzazioni sindacali a sostenere lo sciopero femminista nelle forme più opportune: mandando la convocazione su tutti i posti di lavoro e riportando le motivazioni dello sciopero, indicendo le assemblee sindacali per informare lavoratrici e lavoratori sulle rivendicazioni della giornata, favorendo l'incontro tra lavoratrici e lavoratori e i nodi territoriali di Non Una di Meno, nel rispetto dell'autonomia del movimento femminista.

Chiediamo alle iscritte e alle delegate sindacali di assumersi insieme a noi questa responsabilità e fare pressione su tutte le dirigenze affinché nel 2024 lo sciopero dell’8 marzo arrivi anche dove finora non è giunto, coinvolgendo persone che sentono la stretta della violenza sulle loro vite e cercano sostegno per scardinarla.

Crediamo che sia venuto il momento di organizzare assemblee e incontri, in vista della giornata dell' 8 marzo, per costruire insieme la partecipazione allo sciopero, a partire dagli obiettivi condivisi e dalle azioni che ogni realtà vorrà mettere in campo.

Proviamo a coinvolgere il mondo del lavoro, fare incontrare le istanze produttive e riproduttive, perché le vite di tutte* non sono separate e a compartimenti stagni, la violenza di genere attraversa i luoghi del lavoro, come le scuole, le case e i letti.

Ci vogliamo vive e libere, non ci vogliamo povere, vittime, sfruttate*.

Sollecitiamo l’organizzazione di assemblee sui posti di lavoro e sui territori e ci mettiamo a disposizione per organizzare la costruzione dello sciopero.

Unite dalla consapevolezza che se noi ci fermiamo si ferma il mondo, costruiamo insieme lo sciopero transfemminista dell’8 marzo!

L'8 MARZO SCIOPERIAMO INSIEME

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