Presidio + Performance Anarcofemminista!
DOMENICA 30 GIUGNO 
Dalle h. 18 alle h. 20 in Corso Alfieri 269 - Asti

PRESIDIO E PERFORMANCE ANARCOFEMMINISTA a cura del Collettivo Wild C.A.T. (Collettivo Anarcofemminista Torinese)

RIPRENDIAMO IN MANO LE NOSTRE VITE

Il 6 luglio si svolgerà ad Asti il primo Pride cittadino. Questo evento cadrà nell’anniversario dei moti di Stonewall in America. Nell’estate del 1969, per rispondere alla repressione di Stato contro le realtà omosessuali, circa 2000 persone scesero in strada scontrandosi duramente con la polizia. 
Oggi, a distanza di 50 anni, la repressione istituzionale si è trasformata ma non è certo finita. Oggi come allora, nel nome della sicurezza e del decoro, si colpisce chiunque rifiuti di aderire al modello dominante. E quel modello è sempre lo stesso: dio-patria-famiglia. 
Il nuovo governo lego-stellato ha le idee chiare: la famiglia è l’unità fondamentale della società. E tale famiglia deve essere gerarchica, eterosessuale, violenta e rigidamente riproduttiva. L’uomo deve sposarsi con una donna e questa deve essere ubbidiente e remissiva. Il suo compito naturale è quello di mettere al mondo figli, di badare alla casa e di non fiatare, altrimenti sono guai. Questo il modello di relazioni umane a cui vorrebbero condannarci preti e governanti.
Se con la proposta del ddl Pillon si limitano ulteriormente le possibilità di scelta della donna, con la proposta del decreto Famiglia si impone la centralità dell’eterosessualità come criterio d’accesso al welfare, escludendo qualsiasi altra forma di relazione. Il tutto mentre si porta avanti un attacco senza quartiere al diritto all’aborto e si creano sempre più difficoltà a chi cerca di divorziare.
In questo quadro, dove le conquiste fatte durante le lotte degli anni ’60 e ’70 vengono piano piano spazzate via, la famiglia diviene baluardo di difesa di una società sempre più gerarchica ed escludente. A sinistra come a destra il dibattito non è sulla famiglia ma solo su “quale” famiglia. Chi la vorrebbe estesa alle coppie omosessuali, chi la vuole modellata sulla “sacra” famiglia.
Fuori da questo coro, riteniamo necessario ripensare le nostre relazioni fuori da ogni ruolo imposto istituzionalmente. Le nostre soggettività non si possono incasellare nella rigidità dei generi maschili e femminili. L’intersessualità, la transessualità non sono malattie da guarire. Ognuno di noi è diverso e i nostri legami non possono essere sanciti e regolati da Stati o Chiese. I nostri corpi ci appartengono e su di loro vogliamo poter decidere in ogni momento in piena libertà. Questa libertà non può essere concessa tramite voti o petizioni: ce la dobbiamo prendere lottando giorno per giorno in casa, per strada, al lavoro. La dobbiamo costruire pezzo per pezzo tramite il mutuo appoggio e la solidarietà.

Rifiutiamoci di confinare i nostri sentimenti, le nostre passioni, la nostra intimità dentro alle gabbie che per noi hanno costruito ministri e cardinali. 
Riprendiamo in mano le nostre esistenze. Costruiamo relazioni libere, plurali, egualitarie.

LABORATORIO AUTOGESTITO LA MICCIA